Rai. Tarantola: “Basta Miss e Isole”. B. e Murdoch ringraziano…

Pubblicato il 20 Maggio 2013 12:38 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2013 15:46
Tarantola: "Nella mia Rai basta Miss e Isole". B. e Murdoch ringraziano...

Il presidente della Rai Anna Maria Tarantola

ROMA – Tarantola: “Nella mia Rai basta Miss e Isole”. B. e Murdoch ringraziano…“Credo che la Rai, come concessionaria del servizio pubblico in Italia, debba avere una sua distinguibilità, una sua cifra”, cioè “la qualità, sempre, in tutto: informazione, fiction, intrattenimento. Qualità vuol dire equilibrio, correttezza, no al sensazionalismo, no alla Tv del dolore…”.

Lo afferma il presidente della Rai Anna Maria Tarantola in una intervista alla Stampa a un anno dal suo insediamento, sottolineando che “abbiamo abolito L’isola dei famosi e Miss Italia perché non rientravano in questo progetto…”. E episodi come la trasmissione del matrimonio di Valeria Marini, dice, “sono incidenti che possono sempre succedere e spero che ne succedano sempre di meno”.

Miss, reality, gossip, Valeria Marini: ciclicamente alla Rai scatta una levata moralistica contro una supposta tv di serie b che, invariabilmente, è quella che piace di più al pubblico. Con tanto di liste di proscrizione, come per la stessa Valeriona nazionale, il cui matrimonio, però, tutti i quotidiani seri hanno coperto con dovizia di informazioni.

E, nel frattempo, non appena la Rai ha iniziato le pratiche di divorzio da Miss Italia, Sky di Murdoch ha iniziato quelle di corteggiamento. Murdoch, la tv a pagamento, un bacino d’utenza che non vale un decimo della tv generalista, gratis (a parte il canone).   Ma se non è il “popolo”, con i suoi gusti e le sue preferenze, con la sua “cifra”, chi sarebbe mai il destinatario del “servizio pubblico”? Popolo il quale si ostina a non essere quello che i professori vorrebbero fosse. Stavolta tocca a Anna Maria Tarantola, eredità del governo Monti che la scelse proprio perché di prodotto editoriale non ne sapeva nulla, per sua stessa ammissione.

Dunque, un anno di apprendistato è trascorso e ci risiamo con l’equivoco del “nazionalpopolare”. “Non è vero, quindi, che lei sia contraria a una tv nazional-popolare?” le ha chiesto Luigi La Spina, quando Tarantola prescrive il no alla Marini ma sì a una donna rappresentata in tv in modo diverso, a una fiction più contemporanea, a storie più realistiche. “Si può usare anche questo termine, anche se non lo preferisco”, risponde Tarantola, intendendo piuttosto il desiderio di programmi per tutti ma non volgari. Belle parole, ma i numeri (250 milioni di rosso quest’anno)? Volgarmente: l’audience, l’appetibilità per gli inserzionisti? Perché il mercato televisivo obbedisce alle stesse leggi della fisica per cui ogni vuoto viene prima o poi occupato.

Non piace al presidente della Rai il termine nazional-popolare. Ma, se si vuole tornare a Gramsci, bisogna ammettere che in Italia la questione è proprio che non esiste una cultura nazional-popolare perché nazione e popolo non coincidono, perché la tradizione è libresca e astratta, perché “la classe colta, con la sua attività intellettuale, è staccata dal popolo-nazione”. Una Rai “nazional-popolare” è un progetto, un obiettivo: una tv pubblica dove al posto dei pacchi ci metti Mahler non lo è. Perché il popolo andrà a cercarli da un’altra parte. Seguito dagli inserzionisti pubblicitari.