Rula Jebreal: “Mia madre si diede fuoco, chi la violentò aveva le chiavi di casa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Febbraio 2020 10:16 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2020 10:33
Rula Jebreal: "Mia madre si diede fuoco, chi la violentò aveva le chiavi di casa"

Rula Jebreal nel suo monologo a Sanremo 2020 (Ansa)

ROMA – L’urlo di Rula Jebreal contro la violenza sulle donne sul palco di Sanremo. Un urlo dai tono pacati e insieme assordanti della denuncia e del racconto. E della testimonianza personale: il dramma della madre suicida in seguito agli abusi subiti in famiglia. “Mi madre Nadia, quando avevo 5 anni, si è data fuoco perché era stata brutalizzata due volte. A 13 anni da un uomo, poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio. E l’uomo che ha abusato di lei aveva le chiavi di casa”. 

“Aveva la biancheria intima quella sera?”

Il monologo di Rula Jebreal, un pugno nello stomaco, inizia con le domande più frequenti rivolte alle donne vittime di violenza nelle aule di tribunale. “Aveva la biancheria intima quella sera?”. “Trova sexy gli uomini con i jeans”. Domande meschine che testimoniano “una verità amara, crudele. Noi donne non siamo mai innocenti. Perché abbiamo denunciato troppo tardi o troppo presto, perché siamo troppo belle o troppo brutte, insomma ce la siamo voluta”.

Il ricordo degli anni in orfanotrofio

E’ toccante il ricordo della sua esperienza da bambina, in orfanotrofio. “Dove sono cresciuta – racconta la giornalista e scrittrice nata ad Haifa in Israele da padre con ascendenze nigeriane e arabo palestinesi e madre palestinese – con centinaia di bambine e tutte le sere una per volta ci raccontavamo favole tristi, non favole di mamme che conciliano il sogno, favole di bimbe sfortunate, perché le nostre madri erano state spesso stuprate o uccise o torturate”.

I numeri descrivono una realtà spietata

“Negli ultimi tre anni 3 milioni 150mila donne sono state vittime di violenze sessuali sul posto di lavoro. Negli ultimi due anni 88 donne al giorno hanno subito abusi e violenze, una ogni 15 minuti. Ogni tre giorni viene uccisa una donna, sei donne sono state ammazzate solo la scorsa settimana. E nell’80 per cento dei casi il carnefice non ha bisogno di bussare, ha le chiavi di casa”. Infine l’invito alle donne. “E’ necessario parlare, il senso in fondo è nelle parole giuste e nelle domande giuste”.

E agli uomini: “Lasciateci essere quello che siamo e quello che vogliamo essere. Siate nostri complici, nostri compagni, indignatevi con noi”. E magari si facciano ispirare dalle canzoni scritte da altri uomini, come Battiato, Vasco Rossi e Francesco De Gregori che dimostrano che “è possibile trovare le parole giuste per raccontare l’affetto, il rispetto e la cura”. (fonte Ansa)