SanPa, il figlio di Vincenzo Muccioli sulla serie Netflix: “Volò qualche ceffone ma la fiction inventa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Gennaio 2021 13:52 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2021 13:52
SanPa, il figlio di Vincenzo Muccioli sulla serie Netflix: "Volò qualche ceffone ma la fiction inventa"

SanPa, il figlio di Vincenzo Muccioli sulla serie Netflix: “Volò qualche ceffone ma la fiction inventa”

La serie del momento su Netflix è senza dubbio SanPa, che racconta della nascita di San Patrignano, la storica comunità di recupero per tossicodipendenti. Nella docuserie di cinque puntate diretta da Cosima Spender, Vincenzo Muccioli, storico fondatore della comunità di recupero di tossicodipendenti romagnola, ne esce tra luci e ombre.

In un comunicato ufficiale la Comunità di San Patrignano ha definito la docuserie un racconto tendenzioso e parziale, ricco di spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni”. E allora il Corriere della Sera ha intervistato Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo.

SanPa, le parole del figlio di Vincenzo Muccioli

Andrea Muccioli, intervistato dal Corriere della Sera, sulla docuserie SanPa spiega: “Beh, non lo definirei proprio un documentario. È pura e semplice fiction. Cerca l’effetto pulp creando più ombre possibili intorno alla figura del protagonista. Ci riesce benissimo, ma ne falsifica la storia, il pensiero e il modello”.

“Quando parliamo di San Patrignano non parliamo della Caritas, con tutto il rispetto – ha spiegato – ma di un percorso drammatico di accoglienza di giovani, i tossicodipendenti degli anni ’80, che distruggevano le loro famiglie ed erano abbandonati dallo Stato”.

Andrea spiega che il padre Vincenzo l’ha visto “mollare ceffoni”, ma che non ha “mai autorizzato altri a farlo”. Infine il più grande errore del padre è stato proprio quello di “voler salvare tutti” e che “l’accoglienza incondizionata ha un prezzo alto da pagare. Lui questo non lo accettava e così facendo a volte ha dato ai ragazzi una responsabilità più grande di quella che erano in grado di gestire”. (Fonte Il Corriere della Sera).