Travaglio intervista Santoro, che per tornare in tv vuole fare come il Berlusconi degli inizi

Pubblicato il 1 Luglio 2011 9:47 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2011 11:04

Michele Santoro e Marco Travaglio (Foto LaPresse)

ROMA – “Che sia sulla Rai, su La7 o da qualche altra parte, la cosa certa è che noi in autunno saremo in onda”. Michele Santoro, intervistato da Marco Travaglio e Silvia Truzzi per Il Fatto Quotidiano  non vive la rottura della trattative con La7 come una sconfitta, ma come una nuova opportunità.

Santoro non si dice affatto pentito di aver lasciato la Rai: “Non credo di aver commesso errori né subìto sconfitte. Alla Rai mi sentivo assediato: regole, regolette, codicilli, pseudogaranti, partiti dappertutto. Ormai questo sistematico abuso di potere costruito da interessi estranei e confliggenti con quelli della Rai emerge da tutte le inchieste: P4, Trani, Hdc… Ero costretto a difendere l’esistente, e sempre più a fatica. Annozero arricchiva la Rai, che però ci trattava come criminali, indesiderati, imposti dai giudici”.

A questo punto si entra nella vicenda La7 con Travaglio che chiede il perchè di questa brusca retromarcia e con Santoro che racconta com’è andata e i motivi della rottura delle trattative: “Mi ha contattato l’amministratore Giovanni Stella. Ho subito messo le carte in tavola: ‘Siete davvero convinti di potervi permettere un programma come Annozero?’. Risposta: ‘Sì’. ‘Bene, lo sa come si fa Annozero? Rispettando l’autonomia dei giornalisti’. So bene che Mentana, Lerner, Gruber, Telese, Costamagna, D’Amico sono liberi. Ma, quando uno va a contrattualizzare la sua posizione con un nuovo editore, mette nero su bianco le garanzie d’indipendenza. Ho accettato la ‘formula La7’: contratto-base basso, meno della metà dello stipendio Rai (630 mila euro lordi dal 1999), con incentivi legati agli ascolti. Per andare in pari, avrei dovuto ottenere risultati straordinari. Ma non era questo il problema: ho subito accettato le loro condizioni”.

Quindi la rottura: “Stella mi ha inviato, con la sua firma, una proposta subordinata all’accettazione di un contratto standard come quelli che ormai si fanno firmare a chiunque fa tv in Italia. Autonomia zero: l’editore si riserva di leggere preventivamente scalette, argomenti, ospiti e di porre il veto. Per questo Celentano da anni non mette più piede in tv. Gli editori pretendono totale soggezione, per poter fare di te ciò che vogliono, in barba all’autonomia dei giornalisti. È un recinto, figlio della mancanza di concorrenza. La fase costruttiva s’è chiusa con l’annuncio di Mentana, in diretta, che l’accordo con noi era cosa fatta. E in effetti, a parte qualche dettaglio… Poi hanno cominciato a cercare pretesti. Si sono attaccati a una mia dichiarazione. Cioè che, per il suo potenziale umano e professionale e per le attese che suscita, La7 potrebbe svolgere meglio il ruolo di terzo polo competitivo se riducesse la dipendenza da Telecom”.

Ma come si spiega la retromarcia di La7? “Evidentemente  – spiega Santoro – c’è stato un intervento esterno per bloccare un acquisto importante per realizzare un terzo polo televisivo che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset. Se Sky e La7 raccogliessero insieme la pubblicità, sarebbe un terremoto. Questo agente esterno ha nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale insieme. Un’azienda, Mediaset, occupa il governo, il Parlamento , le Autorità, la Rai e piega tutto al proprio tornaconto. Con i numeri che facciamo, dovremmo avere una fila di editori: invece c’è la fuga. La miglior prova della debolezza organica delle classi dirigenti e del capitalismo, incapace di tradurre in progetti e prodotti le idee migliori e di portarle al pubblico. Non è un regime, ma un paese semilibero sì”.

Quindi il futuro: “Sono ancora dipendente Rai fino al 31 luglio. Se il Cda rivuole Annozero lo dica, io straccio la transazione e resto qui. Oppure torno da esterno, purchè smettano di vedermi come un’imposizione da malsopportare e mi vogliano con la necessaria autonomia. Il servizio pubblico resta sempre la mia prima scelta. Sto lavorando perché un programma come Annozero vada in onda dall’autunno ogni settimana, come sempre: alla Rai, a La7 o su una multipiattaforma fra satellite, streaming in rete e network di tv locali sul digitale”. Insomma pur di tornare in onda e di raggiungere un pubblico più vasto possibile, Santoro si dice pronto a fare come il Silvio Berlusconi degli inizi, che per aggirare i divieti mandava videocassette a un network di tv locali, facendo poi trasmettere i filmati in simultanea. Silvio docet.