Saviano: “Il nostro programma è un miracolo con questa Rai”

Pubblicato il 29 Novembre 2010 9:45 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2010 9:53

”Abbiamo davvero fatto il programma contro l’editore. Non c’era un gran clima intorno a noi, e continua a non esserci. Il bello è che ce l’abbiamo fatta nonostante questa Rai. Nonostante questa politica”. Intervistato dal Corriere della Sera, Roberto Saviano commenta il successo di “Vieni via con me”, un ”miracolo” che non si aspettava.

”E’ stato bello – afferma lo scrittore – ma ora mi fermo. Esperienza durissima. Scrittura, prove serrate, memoria. E molta, troppa tensione che i dirigenti di Raitre ci aiutavano a sopportare. Non so se la ripeterò. Di sicuro non a queste condizioni. In una Rai come quella di oggi, mai più”. !Vieni via con me” non è stata una trasmissione ”militante”, sottolinea Saviano, ma piuttosto ”un racconto civile”, un ”programma trasversale”, senza faziosità.

”Per superficialità – spiega – oggi si definisce faziosa l’espressione di un punto di vista. Mi sembra incredibile: avere un’idea significa essere di parte. Non si può esprimere una posizione senza che immediatamente sia data la parola al suo contrario, perchè possa annullarla”. Tra i progetti futuri c’è la fine del suo prossimo libro ma soprattutto un nuovo ”capolavoro”: non un’altra Gomorra o una nuova trasmissione tv, ma ”cercare di ricostruirmi una vita – spiega Saviano – Ce la sto mettendo tutta, ma non so come andrà a finire”.

Il ministro Maroni, aggiunge, non aveva ragione ad arrabbiarsi: ”Ho raccontato le inchieste. Dire che non hanno portato all’arresto di politici leghisti, che ragionamento è? Un’inchiesta racconta un clima culturale, un modus operandi. La ‘ndrangheta interloquisce con i poteri del Nord: dove c’è la Lega si rivolge alla Lega. Il problema principale del Nord non sono certo gli immigrati, come vogliono far credere, ma l’alleanza impresa-politica-criminalitò”.

”Quel che più mi colpisce – conclude – e’ la paura dei politici. Molti di loro li ho visti terrorizzati all’idea che io scegliessi di servire il Paese”. Destra e sinistra, ”tutti vorrebbero che urlassi le ragioni degli uni e i torti degli altri. Non è il mio mestiere, la politica. Io mi considero un narratore. Uno scrittore di 31 anni, ecco quel che sono”.