La sorella di Simonetta Cesaroni: “Giusto raccontare delle donne uccise”

Pubblicato il 7 Dicembre 2011 10:16 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2011 10:16

Simonetta Cesaroni (Foto LaPresse)

ROMA – A ventun anni dal 7 agosto del 1990, quando sua sorella venne uccisa non si sa ancora da chi, Paola Cesaroni ha preso coraggio e ha guardato la fiction di Roberto Faenza sul “Delitto di via Poma”. In un’intervista al Messaggero.it Paola dice che “è stato rispettato il dolore della nostra famiglia e del drammatico momento vissuto. Alcuni spunti sono vicini agli elementi processuali, altri sono nella logica del romanzo, ma è comprensibile”

Gli elementi più vicini agli atti processuali sono “quando leggono le lettere di Simonetta e quando mia sorella a pranzo riceve la telefonata di Busco”

Quando ha saputo della volontà di girare una fiction sull’omicidio di sua sorella, “l’impatto è stato senz’altro forte ed ho impiegato un po’ di tempo prima di metabolizzare la notizia, poi sono stata contattata, attraverso l’avvocato Federica Mondani, dagli autori che cii hanno rassicurati, dicendoci che sarebbero rimasti il più possibile vicino agli atti del processo senza distorcere nulla di quello che è emerso nei lunghi vent’anni di indagini. Ci hanno sopratutto rassicurati sul fatto che il mio personaggio e quello legato all’immagine di Simonetta e della mia famiglia corrispondessero a come siamo realmente, cioè una famiglia molto unita, unita dai buoni sentimenti”.

Paola non condanna la scelta di raccontare la vicenda di sua sorella, anzi: “Credo che sia giusto raccontare storie di donne e ragazze uccise per ricordare quante violenze e soprusi le donne subiscono in ogni momento, troppo spesso senza ritorno e troppo spesso da soggetti con i quali la vittima ha avuto o ha un rapporto di conoscenza, di familiarità, di amicizia od affettivo in genere. Tutto ciò che tiene viva l’attenzione su drammi di violenze subite da donne dovrebbe avere un significato sociale, il problema è che talvolta, forse troppo spesso, l’attenzione si vuole tenere viva attraverso scoop mediatici che si allontanano dalle verità processuali”.