Storie Italiane, Cristiana Ciacci (figlia di Little Tony): “Papà non accettò mai la mia anoressia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Ottobre 2019 12:02 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2019 12:07
Storie Italiane, Cristiana Ciacci (figlia di Little Tony): "Papà non accettò mai l'anoressia"

Cristiana Ciacci (figlia di Little Tony) a Storie Italiane

ROMA – Cristiana Ciacci, figlia di Little Tony, è stata ospite a Storie Italiane. Intervistata da Eleonora Daniele ha affrontato il tema dell’anoressia.

“Una malattia davvero brutta, è cominciata tutta con una dieta, forse c’è in realtà una predisposizione visto che questa malattia affonda radici nella sofferenza, nella solitudine, tutte cose che io mi portavo già dietro. Il motivo scatenante è stata una piccola dieta, non ho mai avuto problemi grossi di peso, volevo solo perdere al massimo 4 chili per mettermi in forma e poi ho perso la mano, ho perso il controllo e il pensiero del cibo l’avevo tutto il giorno: più riuscivo ad evitarlo e più ero contenta”.

La figlia del grande cantante racconta da cosa è partito tutto: “E’ partito tutto dalla morte di mia mamma a 18 anni, uno scoglio da cui ho fatto davvero fatica a riprendermi, da lì ho subito cercato di avere un bambino perché avevo un vuoto incolmabile”.

“Mio padre è sempre stato poco presente, lui non ha mai voluto accettare questa malattia, l’ha sempre combattuta, come se fosse una mia scelta ammalarmi di anoressia. Forse inconsciamente era così, pensavo di non essere abbastanza, la figlia che lui voleva. Io invece volevo fare la mamma, accudire i figli, stare a casa, mentre lui la vedeva un po’ come una vita “sprecata””, ha aggiunto Cristiana.

Infine Cristiana spiega come ha sconfitto la malattia: “Ho superato la mia anoressia andando nel centro di Tor Vergata, tra l’altro era anche incinta, ero seguita da psicologici, nutrizionisti, ed ho pensato che avrei dovuto farcela per lo meno per la bambina. Mi sono impegnata e così ho fatto, e da allora continuo a farlo anche perché ho cinque bambini ed ho una grossa responsabilità”.

Fonte: STORIE ITALIANE