Storie Maledette, Antonio Ciontoli: “Spero che un giorno i genitori di Marco mi perdonino”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 1 luglio 2019 9:15 | Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2019 9:16
Storie Maledette, Antonio Ciontoli: "Spero che un giorno i genitori di Marco mi perdonino"

Storie Maledette, Antonio Ciontoli: “Spero che un giorno i genitori di Marco mi perdonino”

ROMA – “Spero che un giorno i genitori di Marco possano avere misericordia e perdonarmi”. A parlare è Antonio Ciontoli, il maresciallo della Marina che la sera del 17 maggio 2015 sparò, ferendolo a morte, al fidanzato della figlia, Marco Vannini, nella sua casa a Ladispoli. Intervistato da Franca Leosini a Storie Maledette, Ciontoli ha raccontato per la prima volta la sua verità su quella maledetta sera.

Martina, la figlia di Ciontoli, e Marco “vivevano praticamente insieme”, ha spiegato l’uomo. “Marco era un figlio per me”, ha aggiunto raccontando il rapporto ormai familiare che li univa. Un rapporto fatto anche di confidenze perché Marco sognava di “fare il pilota e mi chiedeva le varie vicissitudini che si vivono durante una carriera militare che è fatta di tanti sacrifici, quindi spesso ci siamo trattenuti a parlare, colloqui molto lunghi. Lui si immedesimava in questa vita che desiderava fare”.

Dopo aver esplorato l’intimità dell’affetto che legava lo sparatore alla sua vittima, Franca Leosini, va subito al dunque. Al momento dello sparo che, come recita il titolo della puntata “arriva al cuore”. Al cuore di Marco, morto per una serie di incomprensibili ritardi e bugie. Al cuore di tutti, per quella vita giovanissima stroncata all’improvviso senza motivo.

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Quella sera Marco stava facendo un bagno a casa della fidanzata. Ciontoli entrò in bagno, con sé aveva il marsupio delle armi che era andato a riprendere per riporle nella cassaforte. Fu Marco, spiega l’uomo a chiedergli “di vedere le armi io gli dico di no, convintissimo che fossero scariche, carico e premo il grilletto. È stato un movimento unico che è durato meno di un secondo, ho caricato e premuto istintivamente il grilletto per fargli vedere come funzionata. Nei primi secondi mi si è cancellato il cervello non ho capito nulla. Sono rimasto gelato e poi ho visto che all’altezza della spalla di a Marco c’era un buchino dove usciva un po’ di sangue, io ho messo subito la mano sopra per capire”.

In un primo momento, afferma Ciontoli, non si sarebbe accorto di aver sparato davvero, parlando anche ai figli di uno “scoppio d’aria“. Non capisce che quel “buchino” era il foro d’entrata del proiettile. Lui, che è un militare in carriera, sostiene di non essere “un esperto d’armi”. E insieme a lui, lo stesso Marco poi non si sarebbe accorto di essere stato raggiunto da un proiettile secondo Ciontoli. “L’impressione mia era che lui era intimorito, fosse andato in panico. In quei momenti lui mi chiedeva l’acqua più fredda mentre io lo aiutavo a sciacquarsi dal sapone. Non ci siamo confrontati, non mi ha detto ‘mi hai sparato’. Si è lasciato aiutare in questo dolore, si è fidato anche lui maledettamente di me, come si sono fidati i miei figli, mia moglie e Viola”.

Da quel momento comincia una serie infinita di omissioni ed errori, più o meno consapevoli. “Quella maledetta sera ho fatto una serie di grossi errori, una catena di grossi errori – ammette Ciontoli – Errori che forse sono stati un po’ dovuti a parte dalla situazione di Marco che ai miei occhi non sembrava grave e quindi di pensare di riuscire io a gestire la cosa da solo, di riuscire a portare Marco al pronto soccorso. Mancando di umiltà ho pagato la mia troppa sicurezza ma ho pagato questa sicurezza con la consapevolezza che il colpo stava nel braccio”.

Il fattore tempo fu determinante. Ciontoli dice di averne perso la cognizione “di non aver capito che era passata mezz’ora, quaranta minuti”. Poi Federico chiama il 118 ma attacca non sapendo cosa dire mentre Ciontoli urla alla moglie che Marco stava meglio. Ma non era così. “Non passo un momento della giornata, un momento della mia vita a non pensare a quell’errore e al dolore che ho provocato”.

Fu poi lo stesso Federico ad andare in bagno, a trovare un proiettile e a imporre di chiamare i soccorsi. Erano passati oltre cinquanta minuti dal momento dello sparo. Ma ecco che Ciontoli compie un altro passo falso: la bugia detta al 118 che Marco era caduto nella vasca ferendosi con un “pettine a punta”, facendo arrivare un’ambulanza con il codice verde. “Mi vergogno – dice oggi l’uomo – non riesco neanche a perdonarmi di quello che ho fatto”. E piange: “Ho fatto una serie di errori, l’ho ammesso e sto aspettando di pagare anche penalmente, anche se l’ergastolo me lo sono dato da solo come l’ho dato a quelli che amavano Marco”.

La stessa bugia l’ha detta anche all’infermiera dell’ambulanza. Solo una volta giunti in ospedale confessa al medico di aver sparato, chiedendogli di omettere quel particolare. L’appuntamento è a domani, martedì 2 luglio, con la seconda puntata. (Fonte: Storie Maledette)