“Storie Maledette”, l’intervista a Sabrina Misseri: “I massaggi a Ivano Russo…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 marzo 2018 8:11 | Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2018 11:53
"Storie Maledette", l'intervista a Sabrina Misseri: "I massaggi a Ivano Russo..."

“Storie Maledette”, l’intervista a Sabrina Misseri: “I massaggi a Ivano Russo…”

ROMA – Nella prima puntata della nuova stagione di “Storie Maledette” è andata in onda la prima parte delle interviste di Franca Leosini a Sabrina Misseri e alla madre Cosima Serrano, condannate per l’omicidio di Sarah Scazzi.

Sabrina Misseri durante l’intervista parla anche del rapporto con il suo amico Ivano Russo chiarendo alcuni pettegolezzi. Franca Leosini è esplicita e le dice: “Lei praticava massaggi a Ivano Russo, ma sembra che a muovere le mani con efficacia felicemente terapeutica fosse anche Ivano Russo su di lei”. Sabrina Misseri replica irritata: “Questo lo dice lei..”.

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La Leosini, intervistata dal Giornale, ha parlato di queste due interviste e della nuova stagione di “Storie Maledette”: “Dopo aver conosciuto la Misseri e la Serrano non ho chiuso occhio. La verità è che il callo non lo fai mai”. 

E ancora: “Studio per mesi tutti gli atti processuali, solo per Avetrana diecimila pagine di faldoni. Non gliela feci passare liscia. Sanno che ne avranno un restauro d’immagine. Chi accetta di scendere con me nell’inferno del passato, spera di gettare un ponte fra sé e la società nella quale, prima o poi, è destinato a ritornare”.

Per preparare una puntata, racconta, ci vogliono circa quattro mesi e lei si definisce “un’indagatrice dell’anima”: “Io vado alla ricerca delle ragioni profonde che hanno portato il protagonista di quella storia all’orrore di un gesto che non gli somiglia. Non sono persone che hanno la vita programmata al crimine, queste persone potremmo essere noiE io do loro la possibilità di un restauro d’immagine. Di mostrare la propria realtà umana. Da parte mia c’è un profondo rispetto per loro”.

 Quegli incontri non la lasciano indifferente e non lasciano indifferenti neanche gli intervistati. Qualcuno le continua a scrivere anche a distanza di tempo: “Ecco la mia soddisfazione più grande! Con molti di loro resto in contatto epistolare: Quante cose ho capito di me e di quel che ho fatto, mi scrivono. Fabio Savi, il capo della banda della Uno Bianca, mi scrisse d’essersi profondamente pentito. Ma mi chiese di non parlarne, e io mi astenni. Ho fatto cose troppo terribili perché possa permettermi di dire pubblicamente che ne sono pentito”