“In Italia si parla più di cani e gatti che di bambini poveri”: l’indignazione di una missionaria

Pubblicato il 17 marzo 2011 16:45 | Ultimo aggiornamento: 17 marzo 2011 16:45

ROMA – Nelle radio italiane si parla delle unghie dei cani,e nessuno si occupa dei bambini che muoiono in Africa. Suor Laura Girotto, missionaria in Etiopia, è indignata per gli argomenti di cui si parla sui media del nostro paese. La sua vicenda è stata raccontata da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

“L’altro giorno ero in macchina – ha detto la suora al giornalista del Corriere – stavo facendo una delle tante peregrinazioni in giro per l’Italia alla ricerca di soldi per l’ospedale che stiamo cercando di fare ad Adua e ascoltavo una trasmissione di Radio 24, “Essere e Benessere”. Normalmente è molto interessante, per i temi, per la bravura della conduttrice, per la qualità degli ospiti. Si parlava di cani. Dei problemi che nascono quando si consumano le unghie. Magari perché se le rosicchiano. E gli esperti spiegavano quali medicine erano necessarie per ovviare al problema. Includendo, se necessario, l’intervento dello psicologo che possa allenare il cane a non rosicchiarsi più le unghie. Lo psicologo! E poi la dieta necessaria, l’attività fisica, la toilette, l’affetto di cui occorre circondarli…” .

Suor Laura ha detto che a quel punto era “indignata, amareggiata, scandalizzata, confusa. Leggo di iniziative per adottare i cani a distanza. Vedo nei supermercati reparti interi dedicati agli alimenti per animali, alla loro cura, ai loro giocattoli… I giocattoli! Ripeto: io li amo gli animali, ma santo Iddio! Ad Adua i bambini muoiono per delle sciocchezze, magari solo perché manca la cannula per metterli sotto flebo e reidratarli. Basta una diarrea infantile per uccidere un neonato in 24 ore. Come posso accettare questo abisso fra l’attenzione per gli “amici dell’uomo”e il disinteresse invece per l’uomo?”.

Come se non fosse abbastanza, la suora ha parlato anche di un episodio successivo a questo: “Non bastasse, il giorno dopo, mentre mi sfogo con un’amica, quella si alza e va a spegnere la televisione: “Scusa, stanno parlando delle diete per i gatti obesi”. I gatti obesi! Con il costo di una scatoletta di cibo per cani o gatti si manterrebbe un bambino africano per due giorni!”.

Per spiegare la situazione drammatica con la quale convive, suor Laura ha fatto un paragone: «Ad Adua c’è un solo medico per un milione di persone. Il polo sanitario esistente non ha acqua corrente o servizi igienici. I letti non hanno lenzuola o coperte. La gente preferisce morire a casa che essere ricoverata lì… Eppure non trovo i soldi per un ospedale dei bambini. Non trovo spazi per urlare che non è giusto. Viene data voce ai cani e ai gatti, non ai bambini africani. Non alle donne africane. A sei ore di aereo da Roma, si muore per strada, si muore di fame, sete, disidratazione… Perché nessuno se ne accorge? Quale è la molla che fa scattare l’interesse, che scuote le coscienze e mobilita la solidarietà? Ci vuole un terremoto, una tragedia improvvisa, uno tsunami?”.