Kasia Smutniak a Vanity Fair: “Lascio il paracadustimo per Sophie, devo pensare solo a lei”

Pubblicato il 29 Settembre 2010 - 12:12 OLTRE 6 MESI FA

Dopo tre lunghi mesi di silenzio Kasia Smutniak, compagna di Pietro Taricone morto in un incidente paracadutistico, torna a parlare in un intervista a Vanity Fair, raccontando la morte di Pietro e l’abbandono del paracadutismo per il bene della loro figlia Sophie: “Oggi non posso tornare, per Sophie, adesso devo pensare solo a lei”.

Il paracadutismo, passione della Smutniak trasmessa al compagno, prima di dividerli per sempre li aveva uniti: “In questi otto anni abbiamo fatto di tutto, ci siamo detti tutto avevamo litigato, ci eravamo lasciati, poi siamo tornati insieme. È stato proprio il paracadutismo a farci ritrovare. Noi ci siamo ritrovati, eravamo felici. Non potevamo darci più di così”.

“Io so che in quel momento lui era felice… Prima di saltare mi ha mandato un bacio, facendo la faccia buffa, hanno riso tutti. Poi si è lanciato. Non si è reso conto di niente, è morto col sorriso in faccia. Io ero accanto a lui”, questi ricordi feriscono e segnano la sua vita, e l’unica consolazione è sapere che Pietro nel momento della morte era felice ed ha aggiunto: “Se potessi scegliere un modo di morire, vorrei anch’io morire così: nel momento più felice della vita”.

Il pensiero di Kasia ora è tutto per Sophie a cui non è stato facile annunciare la morte del padre, tanto che la Smutniak si è avvalsa dell’aiuto di uno psicologo infantile: “Le ho detto: ‘Papà è mortò. Lei, anche se soffre, capisce tutto e sa quanto è amata. E sa che il papà ha lasciato tutto questo amore intorno a lei”, ma “Tanto, prima o poi, su ci ritorno. Il cielo fa parte di me”, dunque non esclude un suo ritorno al paracadutismo, grande passione dove “l’adrenalina non c’entra. È la sensazione di libertà e di contatto con la natura a renderti felice, e noi facevamo quel che ci rendeva felici: era un altro modo per stare insieme – e aggiunge – il volo all’inizio era una cosa mia, gliel’ho attaccata io, ma non mi sento in colpa. Perchè era bello. Invece di passare il tempo seduti al ristorante, o a comprare vestiti, noi saltavamo. Insieme… Il cielo per me è quello che per Pietro erano i cavalli”.

e’ forte però lo sdegno per i “finti amici”, quelle figure apparse come avvoltoi attorno alla notizia della sua morte in cerca dei 15 minuti di popolarità: “Oltre alla violenza delle foto rubate, c’è stata quella di molti, che non ho visto una sola volta in otto anni insieme a Pietro, di cui non mi ha mai parlato, e che si sono precipitati in Tv a raccontare com’era. Ma che ne sanno loro? Dei tempi del Grande Fratello era rimasto amico con Marina, e qualche volta avevamo visto Sergio. Loro sì che potevano parlare di Pietro. Ma gli altri?”.