Alla tv di Kabul il reality sul “bestiame femminile” afgano, sulla nostra tv il “dramma” di Olivia e Morgan

di Sergio Carli
Pubblicato il 4 Gennaio 2011 14:47 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2011 20:29

Alla tv di Kabul va in onda un reality, però non si vince niente e non si viene “nominati”. Il titolo del reality è “Niqab”, cioè “maschera”. E mascherate sono le donne che siedono in un “Confessionale”. Una maschera mezza bianca, il colore dell’innocenza in Afghanistan, e mezza azzurra, il colore dell’oppressione laggiù. Le donne non vanno a “nominare” quelli che vogliono buttare fuori dalla “Casa”, vanno a raccontare la loro “casa”. Casa è per le donne afghane il luogo dove vengono scambiate, vendute, trattate e alloggiate come animali. Il 60 per cento dei matrimoni in Afghanistan è infatti un matrimonio forzato e la metà di questi è un matrimonio “badal”, cioè “di scambio”.  Quello cioè dove un maschio della famiglia cede il controllo della “sua” femmina ad un’altra famiglia in cambio di una femmina che era possesso e proprietà, “cosa” dell’altro clan. Un altro 17 per cento dei matrimoni in Afghanistan è di “riparazione”. Non riparazione sociale dopo un rapporto sessuale tra due giovani, non questo in Afghanistan è impensabile: il sesso praticato fuori dalle regole della proprietà del bestiame femminile viene punito a sangue, non riparato con le nozze. No, la “riparazione” è altra cosa: una famiglia ha ucciso, ferito, danneggiato un mentro di altra famiglia e paga il suo debito fornendo una figlia, una nipote.

Il bestiame femminile afgano, così scambiato tra maschi, viene trattato di conseguenza: chi guarda le puntate del reality apprende di quella donna, Saraya, passata a 15 anni a un “signore” di 58 che ne portava altre a casa per stuprarle sotto gli occhi non solo della “moglie” Saraya, ma anche della bambina di 4 anni figlia di Saraya. Oppure della dodicenne tenuta letteralmente a catena, oppure, oppure…Non sono storie strane e casi limite per l’Afghanistan, sono la norma. Sono quelle tradizioni locali che un ebete relativismo culturale, travestito da progressismo, definisce addirittura civiltà “altra”. E invece è barbarie di massa, schiavismo turpe e crudele, qualcosa contro cui vale anche la pena di combattere in armi, se solo l’Occidente volesse sapere per cosa combatte in Afghanistan. Milioni di donne, di esseri umani torturati per tutta la vita nell’anima e nel corpo nella loro casa, ogni giorno. La Cnn offre un video sul reality afgano (afghanistan.blogs.cnn.com/2011/01/03/ battling-abus-from-behind-a-mask). Andarlo a vedere, così, tanto per vedere che altri “reality” ci sono nel mondo.

E per variare un po’ la dieta dei nostri reality che ben altri drammi illustrano e documentano: Olivia del Grande Fratello lasciata dal fidanzato Marco o, caso internazionale davvero straziante di cui dovrebbe occuparsi l’Onu, Morgan che scrive a Napolitano perché la presidenza della Repubblica si muova a dargli soddisfazione nella lotta familiare che lo oppone ad Asia Argento, madre della contesa figlia Anna Lou. E’ la seconda volta che Morgan, l’uomo dalla “autostima obesa” secondo definizione de La Stampa, scrive a Napolitano, che aspetta il presidente ad intervenire e a dare serenità al giurato di X Factor? A ciascuno il suo reality.