Verissimo, Mihajilovic e la leucemia: “Tredici chemio in cinque giorni. Per adesso sto vincendo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Gennaio 2020 21:19 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2020 21:19
Sinisa Mihajilovic, Ansa

Sinisa Mihajilovic (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da Silvia Toffanin, ospite nel salotto di Verissimo, Sinisa Mihajilovic ha parlato della battaglia che sta combattendo contro la leucemia che l’ha colpito la scorsa estate.

“Per adesso la sto vincendo, anche se devo fare attenzione. Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante – ha raccontato l’allenatore del Bologna -. Sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 giorni sono i più critici. Poi dopo è tutto in discesa, bisogna avere pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli bene sarebbe già un bel traguardo. Sono molto contento, non ci sono state complicazioni gravi e va benissimo così”.

“Adesso ho ripreso anche ad allenarmi un pochino per tornare in forze – ha rivelato-, perché dopo 4 mesi senza fare niente e prendendo 17 pastiglie al giorno mi sono un po’ gonfiato”.

“Ho fatto tredici chemioterapie in cinque giorni, ma già dopo il terzo avevano annientato tutto – ha detto Mihajlovic -. Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato”.

E aggiunge: “Stavo male ma dovevo dare forza alla mia famiglia, perché se mi avessero visto abbattuto sarebbe stato peggio. Cercavo di essere positivo e sorridente, facevo finta di niente per non farli preoccupare. È stata dura”. Sinisa con il suo esempio ha voluto mandare un messaggio a chi è nella sua stessa situazione: “Non penso di essere un eroe, sono un uomo normale con pregi e difetti – ha sottolineato -. Ho solo affrontato questa cosa per come sono io, ma ognuno la deve affrontare come vuole e può. Nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere. L’importante è non avere rimpianti e non perdere mai la voglia di vivere e di combattere”.

“Famiglia? È stato il Natale più bello della mia vita, con tutta la mia famiglia vicino. C’era anche mia mamma, che si è arrabbiata quando ho pianto durante la seconda conferenza stampa, però poi a casa mi ha preparato dei piatti serbi che sono molto saporiti e non li ho sentiti amari come quasi tutto il resto dei cibi. Grazie a lei ho recuperato un po’ di chili”.

L’ex di Lazio e Inter in questi mesi ha ricevuto tantissimii messaggi d’affetto e, tra gli altri, quelli di Walter Zenga e Francesco Totti. “Ho sentito tantissima vicinanza da gente famosa e da gente normale, anche con gli striscioni negli stadi – ha detto -. Prima ero uno che divideva, con questo problema ho unito tutti. Hanno guardato l’uomo più che l’allenatore”. Una menzione speciale per Zlatan Ibrahimovic che, nonostante non sia andato al Bologna, ha voluto mandare un messaggio speciale a Sinisa: “Avanti amico e fratello! Siamo tutti contenti che sei tornato in panchina. Sapevo che eri il più forte di tutti. Ti aspettiamo in campo ma non crearmi troppe difficoltà quando giocherò contro la tua squadra”. Sinisa chiosa: “Ibra è come un fratello, da giocatori ci siamo anche scontrati, poi dopo siamo diventati amici. Mi è dispiaciuto che non sia venuto qui ma capisco la scelta del Milan, anche se da noi si sarebbe divertito di più. Abbiamo un carattere molto simile e molto forte. Sono contento sia tornato in Italia”.

Fonte: Verissimo.