Verissimo, Mihajlovic: “Avrei sposato mia moglie Arianna dopo il primo giorno”

di Andrea Pelagatti
Pubblicato il 18 Gennaio 2020 21:32 | Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio 2020 21:32
Verissimo, Mihajlovic: "Avrei sposato mia moglie Arianna dopo il primo giorno"

Arianna Rapaccioni e Sinisa Mihajlovic in una foto caricata su Instagram

MILANO – Sinisa Mihajlovic è stato intervistato da Silvia Toffanin nel corso della trasmissione televisiva in onda sulle reti Mediaset “Verissimo”. Il tecnico del Bologna ha parlato diffusamente della sua battaglia contro la leucemia spendendo bellissime parole per sua moglie Arianna Rapaccioni che non lo ha mai abbandonato in questa dura lotta. 

“Arianna è fondamentale per me. Una preziosa alleata nella battaglia alla leucemia. Ha dormito su una sedia ogni notte per stare vicina a me. Io pensavo di non sposarmi mai e invece appena l’ho vista la prima cosa che ho pensato e a quanto sarebbero stati belli i nostri figli. Dissi alla sua amica di dirle che se voleva l’avrei sposata il giorno dopo, e l’avrei fatto veramente. Per fortuna poi è passato soltanto un anno dal matrimonio, poi abbiamo avuto cinque figli”.

Dopo la dichiarazione d’amore alla moglie, Mihajlovic ha affrontato il tema della sua lotta contro la leucemia: “Per adesso la sto vincendo, anche se devo fare attenzione. Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante – ha raccontato l’allenatore del Bologna -. Sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 giorni sono i più critici. Poi dopo è tutto in discesa, bisogna avere pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli bene sarebbe già un bel traguardo. Sono molto contento, non ci sono state complicazioni gravi e va benissimo così. Adesso ho ripreso anche ad allenarmi un pochino per tornare in forze – ha rivelato-, perché dopo 4 mesi senza fare niente e prendendo 17 pastiglie al giorno mi sono un po’ gonfiato”.

Mihajlovic ha parlato con commozione dei duri ostacoli che ha dovuto oltrepassare: “Ho fatto tredici chemioterapie in cinque giorni, ma già dopo il terzo avevano annientato tutto. Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato. 

Stavo male ma dovevo dare forza alla mia famiglia, perché se mi avessero visto abbattuto sarebbe stato peggio. Cercavo di essere positivo e sorridente, facevo finta di niente per non farli preoccupare. È stata dura”. Sinisa con il suo esempio ha voluto mandare un messaggio a chi è nella sua stessa situazione: “Non penso di essere un eroe, sono un uomo normale con pregi e difetti – ha sottolineato -. Ho solo affrontato questa cosa per come sono io, ma ognuno la deve affrontare come vuole e può. Nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere. L’importante è non avere rimpianti e non perdere mai la voglia di vivere e di combattere”.