Vieni da me, ex camorrista Davide Cerullo: “Spacciavo e guadagnavo milioni, poi sono diventato uno scrittore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Novembre 2019 17:11 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2019 17:11
Davide Cerullo, ex camorrista ora scrittore si racconta a Vieni da me

Davide Cerullo a Vieni da me (Frame da Rai)

ROMA – Davide Cerullo ospite di Caterina Balivo a Vieni da me parla del suo passato come ex camorrista e spacciatore, fino a cambiare radicalmente vita e rinascere come scrittore.

 Cerullo ha spiegato di essere il nono di 14 figli nato e cresciuto a Scampia, quartiere di Napoli, troppo in fretta: “E’ il quartiere con il più alto tasso di analfabetismo. L’istruzione è il simbolo della libertà e quindi, mancandomi quella, in un quartiere come Scampia, non è stato difficile cadere nella trappola della criminalità organizzata”.

Un passato e un’infanzia difficile, che l’hanno portato a essere un esponente della camorra: “I reati li ho fatti non perché sono nato a Scampia, ma perché non avevo gli strumenti per tenermi lontano dalla criminalità. A 10 anni trasportavo armi e droghe e mi pagavano e quindi imparavo come fare denaro”.

E aggiunge: “A parte questo, io mi sentivo gratificato per quello che facevo per la camorra. Mi sentivo parte di una famiglia e quindi mi dicevo che dovevo diventare un camorrista perché in questo modo avrei avuto il rispetto e la paura della gente. Quando i miei fratelli se ne accorsero, mi portarono da mio padre a Cassino. Un giorno, mentre stavo mangiando, diedero la notizia dell’arresto di mia mamma che, dopo aver fatto i lavori più umili, era caduta in quella trappola ed era stata arrestata per spaccio. Scoppiai a piangere e tornai a Scampia”.

Con l’aresto della madre, Davide continua a lavorare per la camorra: “A 14 anni mi affidarono una delle piazze di spaccio di Scampia guadagnando 30 milioni a mese. A 16 anni mi arrestarono per la prima volta. La polizia però non mi mise le manette e io chiesi il perché e il poliziotto mi disse che non me le mettevano perché non ero nessuno”.

Una volta in carcere, uscì e tornò al mondo dello spaccio, ma a 17 anni fu vittima di un agguato: “Mi spararono addosso 32 proiettili e sognavo di uccidere quelle persone”. Poi altri arresti, fino all’incontro con Suor Monica: “Il camorrista è un illuso che si scava la fossa da sola mi disse mettendomi in crisi”. Lì, parte la rinascita: “Mi sono salvato perché ho cominciato a leggere Pasolini, Ghandi, Mandela. Oggi vivo di scrittura perché anche se non sono uno scrittore ho scritto qualche libro e di fotografia anche se non sono un fotografo”. (Fonte Rai)

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