Vieni da Me, Don Backy: “Pregherò la scrissi io, lo sanno in pochi. Celentato non lo vedo dal 74…”

di Filippo Limoncelli
Pubblicato il 21 marzo 2019 14:23 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2019 15:29
Vieni da Me, Don Backy

Vieni da Me, Don Backy ospite di Caterina Balivo

ROMA – Don Backy è stato il primo ospite di oggi a Vieni da Me, il programma di Rai Uno condotto da Caterina Balivo in onda tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì.

Aldo Caponi, questo il suo vero nome, ha raccontato alcuni aneddoti della sua vita, fra cui quando da piccolo rimase ferito dopo aver raccolto una bomba a mano: “Durante il periodo della guerra noi bambini, io ero di vicino Pisa, andavamo nelle discariche per provare a trovare qualche giocattolo abbandonato. Io, che avevo 5 anni, trovai una bomba a mano e ne rimasi affascinato: dopo che la presi, tirai la cordicella e visto che non successe nulla, la lanciai. Esplose vicino a me, una scheggia mi portò via praticamente mezzo bicipite, ma se mi avesse colpito un po’ più in la oggi staresti facendo l’intervista ad un altro”.

Don Backy è stato un ragazzino ribelle ed ha imparato molto dalla strada: “Una delle mie scuole principali è stata la strada, mi ha insegnato molto più che i banchi di scuola. Mi ci sono laureato in strada e ancora oggi la frequento”. La svolta arrivò nel 1962, quando entrò nel famoso Clan Celentano. E aggiunge un piccolo particolare: “Siamo noi che abbiamo lanciato la moda dei pantaloni a zampa. Non è una moda degli anni 70”. “La prima volta che ho suonato per Celentano? Fu quando inviai il mio primo lavoro, La storia di Frankie Ballan, lo mandai anche al Clan Celentano. Adriano mi invitò al Clan e mi disse subito che voleva cantare la mia canzone. Io gli dissi che non gliela davo e lui allora la cantò con me alla chitarra. Poi su la famosa cover di Stand By Me: “Pregerò la scrissi io e lo sanno in pochi (sorride, ndr). L’ho scritta alle quattro del mattino, era un momento duro per me, avevo il cuore stretto. A Milano non avevo nessuno, mi mancava la mia famiglia”.

La Balivo gli chiede quale versione de L’immensità, suo successo del 1967, gli piace di più tra le tante incisioni che i vari gruppi e cantanti hanno fatto in questi anni: “Mi piacciono quella dei Negramaro ma in particolar modo quella di Gianna Nannini, molto simile alla mia come intensità”.

Infine la rottura con Celentano e il Clan: “Il brano Canzone, che doveva andare a Sanremo 1968, lo proposi alla Vanoni. Le dissi che lo aveva Celentano, ma lui le disse che non faceva per lei. La Vanoni però si innamorò di Casa Bianca, il lato B di quel nastro. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Infatti in quegli anni un autore non poteva andare con due canzoni a Sanremo, allora Celentano e il Clan misero il nome di un’altra persona. Ormai la causa l’ho persa, dopo trent’anni ma quella canzone la scrissi io. Io e Adriano non ci vediamo dal 1974, il giorno della prima udienza della causa che gli avevo intentato. Oggi se mi chiamasse per fare pace farei pace, io con la mia coscienza sono a posto. Ho perso la fiducia in lui, sono cinquant’anni che mi fa la guerra”. (fonte: Rai Play)