Vieni da Me, Piero Angela: “Mi piacerebbe morire come Moliere, in scena…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 giugno 2019 14:13 | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2019 14:38
Vieni da Me Piero Angela

Vieni da Me, Piero Angela

ROMA – Piero Angelo è stato ospite di Vieni da Me, nell’ultima puntata stagionale andata in onda oggi, 14 giugno. Intervistato da Caterina Balivo ha raccontato aneddoti legati alla sua vita privata e professionale. Da mercoledì 26 giugno, in prima serata su Raiuno, Piero Angela tornerà in onda con la nuova stagione di Superquark. Piero Angela confessa di non essersi laureato. Pur essendo iscritto ad ingegneria, racconta di aver interrotto gli studi per cominciare a lavorare. “Lasciai ingegneria per lavorare alla Rai, ma poi ho avuto 11 lauree ad honorem. Studiavo musica da ragazzo, era questa la mia vocazione. Ero appassionato di jazz quando un mio compagno mi invitò a collaborare per un programma musicale. Lì mi innamorai dello spettacolo. Dopo otto anni fui assunto in Rai”.

Con la moglie confessa di aver avuto un colpo di fulmine. “E’ stata la prima volta che ho avuto la scossa elettromagnetica. Quest’anno abbiamo festeggiato 64 anni di matrimonio e abbiamo festeggiato con i figli e i nipoti. Ho cinque nipoti maschi, purtroppo. Avrei voluto delle nipoti femmine con cui si comunica meglio”.

Nel 1968 realizzò una serie di documentari dal titolo Il futuro nello spazio, sul tema del programma Apollo: “Seguii tutto il progetto alla Nasa. In quel momento decisi che volevo fare il divulgatore scientifico”.

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Alberto Angela, però, non ha seguito le orme del padre perché ha sempre amato la natura: “Alberto ha cominciato prima di me. Lui è un biologo, è sempre stato un appassionato. Infatti ha fatto scienze naturali. Ha fatto il ricercatore, ha studiato in importanti università americane e solo quando era molto avanti con il suo lavoro ha cominciato a lavorare con me. Come padre sono stato rigido per i valori, ma molto aperto per le proprie inclinazioni. Guai se uno fa una cosa per la quale non ha una vocazione”.

La prima puntata di Quark nel 1981 le piacque? “A quell’epoca fu qualcosa di nuovo, ha aperto una strada. Noi andavamo in seconda serata, alle 21:35. Dopo, con l’arrivo di Mediaset, iniziò la sfida tra le reti. E così aggiungemmo al programma un documentario, perché non si può fare un programma di scienza per due ore. Fu una formula che funzionò, che funziona ancora”.

Cosa avrebbe voluto come regalo per i suoi 90 anni? “Mi piacerebbe andarmene come Moliere, morire in scena. Per me che amo questo lavoro sarebbe il regalo più giusto”.