Violentata a 13 anni dal nonno, nove anni dopo non ha ancora avuto giustizia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 novembre 2017 10:41 | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2017 10:41
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Violentata a 13 anni dal nonno, nove anni dopo non ha ancora avuto giustizia

ROMA – Una ragazza è stata violentata dal nonno quando aveva 13 anni ma attende ancora giustizia. A 20 anni ha trovato la forza di denunciarlo, ma ancora oggi, dopo anni di processi, attende giustizia. I dettagli del caso sono stati raccontati nel servizio di Matteo Viviani e Gaston Zama a Le Iene.

L’uomo ha subito una condanna in primo e secondo grado per violenza sessuale su minore aggravata da legame di parentela; per un inghippo burocratico, però, il terzo grado di giudizio – quello definitivo – è stato rinviato a data da destinarsi. In questi lunghi 7 anni di processo il nonno non solo non è mai stato arrestato me non sarebbe mai neanche stato emesso un ordine restrittivo nei confronti della nipote che poteva dunque essere “tranquillamente” visitata dal parente presunti pedofilo.

L’uomo inoltre sarebbe riuscito a prendere residenza ad Hammamet (Tunisia), dove potrebbe essere difficile richiedere poi l’estradizione in caso si arrivasse finalmente a sentenza nei prossimi mesi.

Il racconto di Laura

“Quando avevo 13 anni faccio la cresima – racconta Laura, 22 anni – mio nonno non era venuto alla festa ma mi ha chiamato. Così l’ho incontrato e lui mi dice “vieni che dobbiamo parlare”, ci spostiamo nella stanza da letto e chiude la porta. Mi dice di andare a vivere da lui, che aveva preparato una stanza per me. A un certo punto mi dice “stai zitta, non parlare”, mi inizia a spogliare e abbiamo avuto un rapporto completo”.

“Non ero consapevole di ciò che mi stava succedendo, come un blackout – prosegue Laura – Lui finisce e io me ne vado piangendo. Dietro quella porta c’era il resto della mia famiglia, mi vedono piangere e nessuno mi ha detto nulla. Sono andata via e nessuno mi ha fermata. Sono sicuro che tutti mi abbiano sentito”.

“A casa avevo perdite di sangue, l’ho nascosto come fosse il ciclo. Non ne ho mai parlato con nessun altro, mi vergognavo. Mio nonno il giorno dopo mi ha chiamato come nulla fosse. Io mettevo in dubbio che fosse accaduto”.

“Poi mi viene a prendere e mi porta via in auto. E succede di nuovo. Credevo di averlo fatto arrabbiare, io sentivo solo dolore. Io gli volevo bene, era mio nonno. È successo nuovamente un anno dopo”.

“Questa storia è andata avanti per anni, poi l’ho detto al mio insegnante e ai miei genitori. Mio papà si arrabbiò, non ci credeva. Mia mamma rimase in silenzio, sembrava che fosse morta dentro. Una scena surreale”.

Dopo una notte insonne Laura insieme ai genitori va in Questura a denunciare il nonno. Passa un anno e la chiamano per testimoniare in tribunale. Il suo calvario inizia nel gennaio del 2011, l’inizio del processo. Il nonno le mette pressione anche in tribunale. Viene condannato in primo grado, ma poi il nonno ricorre in appello al secondo grado. Di nuovo colpevole. “Due su due, credevo fosse finita”. Ma si va alla Cassazione, passano altri 6 anni. Ma arriva l’intoppo, manca una firma di un giudice. “Vizio di forma, si torna a casa e in tribunale”.

Dopo 7 anni il nonno è rimasto sempre libero, senza ordini di restrizioni. “Posso incontrarlo ovunque, sempre, questa è la legge italiana”.

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