YOUTUBE “Homeland razzista”: graffiti arabi sul set

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Ottobre 2015 19:40 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2015 19:40
YOUTUBE "Homeland razzista": graffiti arabi sul set

“Homeland razzista”: graffiti arabi sul set (foto da video YouTube)

NEW YORK – Homeland accusato di razzismo dal mondo arabo: la serie tv in onda in Italia su Fox sulla spia della Cia Carrie Mathison, è stato hackerato sul set. Un gruppo di artisti arabi, ingaggiati per rendere più realistica la scena in cui la Mata Hari di Langley viene scortata da un miliziano di Hezbollah in un campo di profughi siriani, ha “decorato” una parete al centro delle riprese con graffiti in arabo che accusano il programma di razzismo. Nel caos della produzione nessuno se n’è accorto: sono stati gli stessi autori a denunciare la beffa sul web.

Tra i messaggi spruzzati con la bomboletta, oltre a “Homeland è razzista“, anche “non c’è nessuna Homeland” e “Homeland non è uno show”: un gioco di parole tra il titolo del programma e la parola “patria”. L’artista egiziana Heba Y. Amin e i suoi colleghi Caram Kapp e Stone hanno rivendicato gli attacchi: una sottile protesta – hanno spiegato – per gli stereotipi fuorvianti di cui è infarcita una serie spesso criticata per come ritrae l’Islam e i musulmani.

I tre “street artists” erano stati assunti per aggiungere autenticità al campo profughi al centro del secondo episodio della quinta stagione che è andato in onda negli Usa domenica scorsa e che è stato girato vicino Berlino: “Homeland si è guadagnata la reputazione di serie più oscurantista della televisione Usa per il modo con cui ritrae arabi, pakistani, afghani e il mondo arabo in generale”, ha spiegato la Amin. “Per quattro stagioni, e adesso entrando nella quinta, questo programma ha mantenuto la dicotomia tra il protettore americano, fotogenico e usualmente bianco, contro contro la malvagia e sinistra minaccia musulmana”.

I creatori della serie hanno accusato il colpo: “Magari ce ne fossimo accorti prima di andare in onda”, ha detto Alex Gansa, che ha contribuito a far vincere un Emmy dietro l’altro alla protagonista Claire Danes: “Homeland d’altra parte vuole essere un programma sovversivo. Non possiamo che ammirare questo atto di sabotaggio artistico”. Anche negli Usa i critici ammettono che la saga di Carrie, alle prese con Cia, la maternità e con i farmaci con cui tiene a bada la sindrome bipolare affronta spesso in modo troppo superficiale e “tagliato con l’accetta” il rapporto dell’Occidente con il mondo islamico.

Allo stesso tempo – ha osservato il New York Times – la gli sceneggiatori hanno cercato di complicare il messaggio alla “noi contro di loro”, introducendo temi come gli attacchi dei droni in Pakistan e l’effetto che hanno nella radicalizzazione della popolazione civile. E tuttavia, come dimostrano gli attacchi coi graffiti, a volte anche i piccoli particolari contano: Homeland spesso usa scene in cui strade affollate in Medio Oriente e nel mondo islamico presentano un caos alieno e incomprensibile, un mix di polvere, rumore e veli in cui il pericolo è sempre in agguato.