Il cimitero degli aerei di Bangkok

di Margherita Ragg di thecrowdedplanet.com
Pubblicato il 12 Novembre 2015 10:22 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2015 10:22

di Margherita Ragg di thecrowdedplanet.com

ROMA – Vi siete mai chiesti che fine fanno gli aerei che vanno in pensione? Li trovate a Bangkok, ai margini della città. In un campo in mezzo ai condomini, delimitato dalla trafficata Ramkamkhaeng street da un lato, e da un klong (canale) dall’altra, in mezzo all’erba e alle pozzanghere, giacciono le fusoliere di 6 aerei, incluso un Boeing 747.

Dopo aver visto una foto su Instagram del cosiddetto ‘Bangkok airplane graveyard’, ho pensato ‘questo non me lo posso proprio perdere’. Sono un’amante dell’URBEX, l’esplorazione urbana, e mentre la maggior parte delle persone vede un edificio abbandonato e ci passa davanti, io penso a come entrarci. E l’idea di visitare degli aerei abbandonati in un campo alla periferia di Bangkok, una delle città asiatiche che amo di più in assoluto, mi riempiva di energia.

Il modo più semplice (e pittoresco) per arrivare al ‘cimitero degli aerei’ è tramite la klong boat, il traghetto pubblico che percorre alcuni dei i canali di Bangkok. La fermata più vicina al centro è a 5 minuti dalla fermata Ratchathewi della BTS. Una volta giunti alla fermata, saltate (si, perché la barca si ferma appena appena) sulla klong boat, e rimanete su fino alla fine della corsa, a Wat Sri Bunruang Pier (fermata 22). Rimarrete sulla barca per circa 45 minuti. Una volta scesi, camminate intorno al tempio davanti al molo finché non vedete Ramkamkhaeng street davanti a voi. Girate a destra a circa 100 metri davanti a voi due aerei ricoperti da graffiti, così vicini da quasi toccare il marciapiede.

In questo momento, una staccionata di meno di un metro è tutto ciò che vi separa dagli aerei. Ma resistete la tentazione di saltare dall’altra parte, perché il cimitero degli aerei è abitato da un gruppo di famiglie di rifugiati, che sopravvivono grazie alle mance degli intrepidi esploratori che si spingono fino a questo angolo remoto della capitale thailandese.

Qualcuno si avvicinerà a voi chiedendovi ‘money’ per entrare. Può darsi che arrivi un bambino di cinque anni, una nonna di settanta o un giovane ricoperto da capo a piedi di tatuaggi. La prima richiesta sarà intorno ai 1000 baht per due persone – ma con un po’ di sana contrattazione, accetteranno la metà.

Il nostro cicerone al cimitero degli aerei era un giovane tatuato, con un volto coperto di caratteri più tondeggianti rispetto a quelli thailandesi. Credevo di aver riconosciuto la calligrafia birmana, anche se alla mia domanda ‘where are you from’ il ragazzo ha risposto, guardandomi negli occhi con fierezza, ‘Thailand’.

Abbiamo iniziato subito a fotografare gli aerei più vicini, e siamo saliti sulle ali per vedere che cosa si prova a stare in quel punto dove c’è scritto ‘no step’. Il ragazzo ci seguiva a distanza, mentre esploravamo il vano bagagli e cercavamo di architettare un modo per arrampicarci fino alla cabina di pilotaggio. Ogni volta che cercavo di fotografare il suo bel viso tatuato, si scostava o nascondeva il volto con le mani. ‘No foto’ mi ha detto, con decisione.

Forse per farsi perdonare, ci ha poi guidato fino alla carcassa 747, con la fusoliera tagliata a metà e i tre livelli ben visibili – vano bagagli, classe economica, prima e cabina di pilotaggio in cima. L’aereo era pieno di vetro e metallo tagliente, avevo paura a salire, ma il ragazzo mi tendeva la mano e ho pensato ‘sono arrivata fino a qua…’ e così sono salita, aggrappandomi ai bordi affilati.

In cima al 747, sono corsa verso la cabina di pilotaggio. Ho tirato la cloche, schiacciato i pulsanti uno dopo l’altro, guardato il traffico di Bangkok fermo immobile al di là dei vetri dell’aereo. Il ragazzo stava seduto dietro, con le gambe a penzoloni, guardando il sole che tramontava, una fiamma d’ambra dietro le nuvole. Ci siamo seduti anche noi, e lui ci ha mostrato la sua casa dall’alto, dove il bambino di cinque anni raccoglieva bottiglie di plastica vuote e la signora di settanta custodiva una montagna di rottami. ‘No foto’ ha ripetuto, appena ho preso in mano la macchina fotografica.

Non so chi sia il ragazzo, da dove venga, o se effettivamente sia birmano. Siamo stati seduti in silenzio per qualche minuto, poi l’abbiamo salutato, ringraziato e ci siamo diretti di nuovo verso la klong boat. Avrei voluto sapere qualcosa di più su di lui, su di loro, ma non avevamo modo di comunicare. Mi ha fatto piacere aver aiutato queste famiglie visitando il cimitero degli aerei – e non posso fare altro che consigliarvi di fare lo stesso.