Metà degli italiani non andrà in vacanza per colpa della crisi

Pubblicato il 8 Giugno 2013 20:32 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2013 20:32
Metà degli italiani non andrà in vacanza

Metà degli italiani non andrà in vacanza

ROMA – Sole in cartolina per 14 milioni di italiani: la crisi falcidia la voglia e la possibilità di vacanza. Rispetto a un anno fa è cresciuto di ben 5 milioni il numero di coloro che dovranno rinunciare alla vacanza. Se a quelli che la crisi costringerà a stare a casa si aggiungono i poco più di 4 milioni di italiani che di solito non vanno in vacanza in estate, allora sale a 18 milioni e passa il totale dei ‘casalinghi’ da qui a settembre. Invece, in 25,7 milioni non rinunceranno allo svago.

Lo dice la Confesercenti dopo il sondaggio condotto per suo conto dalla Swg. La ricerca dice anche che i vacanzieri estivi passano dal 79% del 2010 al 58% del 2013, un crollo verticale che già aveva assunto proporzioni preoccupanti lo scorso anno, visto che nel 2012 si era già scesi al 66%. Quest’anno quindi ammonta ad altri otto punti la percentuale di coloro che gettano la spugna e rinunciano alla vacanza estiva. In termini economici, complessivamente la vacanza degli italiani vale quest’anno 24,5 miliardi di euro con una spesa media a persona di 961 euro: è inferiore ai 1056 euro di prima della crisi, vale a dire nel 2008. Crisi in agguato sempre e comunque. E non a caso agosto, che è il mese da sempre più gettonato, segna già una flessione nelle preferenze degli italiani, passando dal 55% del 2012 al 52% di quest’anno.

Per contro, ed evidentemente per la convenienza economica, sale di ben 4 punti invece l’opzione per giugno e di due quella per luglio. Il fattore economico appare dominante per le famiglie italiane assediate dalle tasse, dalla disoccupazione, dall’erosione dei risparmi. S’impenna così dal 39 al 44% il numero di coloro che giudica determinante il reddito disponibile per programmare le vacanze. Ed un italiano su due (esattamente il 53%) – dice il sondaggio Swg per Confesercenti – lega la rinuncia alla vacanza al fatto che non se la può permettere (costa troppo rispetto alle difficoltà dei bilanci familiari deteriorati dalla crisi). Lo stesso sondaggio dice anche di più, e cioè che con l’incombere della crisi la vacanza sta progressivamente perdendo la sua principale caratteristica: quella di rappresentare uno stacco netto con la attività lavorativa.

Non è casuale allora che aumenti di tre punti (dal 4 al 7%) la pattuglia di coloro che non vanno in vacanza perché inchiodati al posto di lavoro. E sono un vero e proprio esercito di quasi 10 milioni di italiani quelli che si portano in spiaggia o nei boschi il computer per lavorare o leggere la posta. Si assottiglia il popolo dei vacanzieri, ma complice la crisi emerge un nuovo e preoccupante fenomeno: ben il 20% del campione intervistato dichiara che nel corso dell’anno ha dovuto prendere giorni di ferie “forzate” a causa delle difficoltà delle imprese (che non vogliono licenziare ma sono costrette a chiudere per più tempo le proprie attività).

Il nodo del lavoro accompagna dunque le famiglie italiane nel difficile tragitto della crisi, senza pause, neppure quella estiva. Non cambia invece la durata dei giorni di vacanza che dal 2009 resta attestata a 12 giorni (erano 14 giorni nel 2008). Se le risorse sono misurate, è tanta la voglia di cambiare il soggiorno estivo che sale da un già notevole 61% al 64%. Per andare dove? Le mete regine sono il mare (al 50% ma era il 73% nel 2006 ed ancora il 53% nel 2012), all’estero la Spagna (27%), in Italia l’Emilia-Romagna e la Sicilia (14%). Ma insidiate da alcune evidenti novità. Infatti, con un grande balzo dall’11 al 18% aumenta la quota di vacanzieri che si recheranno in Germania.

Ed è più forte l’attrazione, in Italia, delle città d’arte che conquista il cuore del 14% dei turisti (dall’11% dell’anno scorso). Cedono vistosamente fra le mete estere prescelte per una vacanza la Francia (dal 31 al 24%) la Grecia (dal 25% al 16%) e la Croazia (dal 19 al 12%). Mentre si fanno apprezzare Gran Bretagna e Danimarca con un aumento di tre punti. Stabile la montagna che non viene tradita da alcuni anni dal 12% dei vacanzieri. Un passo in avanti lo fa pure la campagna, dal 4 al 5%.

Ma cosa rappresenta e perché la vacanza? Per metà degli italiani la vacanza assume soprattutto tre significati: riposo (24%), passeggiate (15%), attività culturali (13%). Mentre segue a ruota un 11% che punta decisamente al divertimento ed un altro 11% che si fa sedurre dai piaceri della tavola e del buon vino. Aspetto curioso è che l’estate 2013 registrerà un chilometraggio medio davvero ragguardevole per raggiungere i luoghi di villeggiatura: 434 chilometri contro i 407 del 2012 e contro i 390 del 2009 (solo nel 2011 erano stati di più: 458).

Ed è sempre l’auto il mezzo di gran lunga preferito dagli italiani per spostarsi: la utilizzerà il 64% di coloro che si recano in vacanza, anche se risale nelle preferenze l’aereo (dal 23% al 25%). Ben distanziati inseguono navi e traghetti con il 7% ed il treno che scivola dal 9 all’8%, malgrado abbia al suo arco molte…frecce.

Dire vacanza significa anche dire alloggio. E allora, alberghi e pensioni restano i preferiti con il 34% (in flessione dal 37%). L’afflusso si deve soprattutto alla politica moderata dei prezzi ed all’ampliamento dei servizi offerti. Cresce inoltre la ricerca di una casa in affitto e si accetta volentieri l’ospitalità degli amici e dei parenti. In risalita sono anche i bed & breakfast, mentre questa volta a segnare il passo sono l’agriturismo ed i campeggi. Gli alberghi a tre stelle sono i più ricercati (si passa dal 59% del 2012 al 64%) inseguiti da quelli a quattro stelle (dal 22 al 25%).

  Ed in camera ci si aspetta soprattutto il collegamento ad internet (dal 23 al 26%). L’appuntamento con le vacanze puo’ allora rappresentare la fotografia del disagio delle famiglie e le difficoltà delle imprese. Basti pensare che il turismo da solo vale il 6% del Pil italiano, un peso equivalente a quello del settore costruzioni, per capire quanto una sua ulteriore flessione potrebbe influire negativamente sulla problematica tenuta della nostra economia. E la Confesercenti sollecita quindi interventi tanto necessari quanto mirati “per sostenere il settore nei prossimi mesi”, insieme a una “progettazione di più ampio respiro sulle prospettive del turismo italiano che devono scaturire da un confronto rapido e concreto fra governo e parti sociali”.