Turismo Vicenza, dove sbuffa la “Vaca mora” ora arrancano i ciclisti

Pubblicato il 29 luglio 2010 16:31 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2010 13:09

L’hanno chiamata ”La strada del Vecchio Trenino” ma per i vicentini resta sempre la ferrovia della ‘Vaca Mora’, come veniva chiamata la locomotiva che sbuffava sullo scartamento ridotto. E’ il percorso ciclopedonale ricavato per buona parte sul tracciato della vecchia ferrovia Piovene Rocchette-Asiago, sino agli Anni Cinquanta unico mezzo di collegamento tra l’Altopiano e la pianura.

Ora quel pezzo di storia vicentino vive in un itinerario, lungo 12 chilometri, affrontabile a piedi o in bicicletta, che taglia in orizzontale l’Altopiano: partendo da localita’ Campiello, alla fine della salita del Costo, a 970 metri d’altezza, si transita per Tresché Conca, Cesuna e Canove di Roana sino a giungere ad Asiago. Percorribile anche a tappe e nei due sensi, il tracciato è segnalato da un sistema di cartelli indicatori. Lungo il percorso si incontrano numerose aree di sosta con panchine e recinzioni risalenti alla storica ferrovia: presenti anche due gallerie con illuminazione e due aule didattiche all’aperto con bacheche informative che raccontano il ”mito” del trenino.

Proposto da Confartigianato Vicenza, il progetto è stato realizzato dalla Comunità  Montana 7 Comuni, con il contributo di enti e Comuni interessati dall’itinerario. L’idea del percorso ciclopedonale, nato da un’idea di Carmelo Rigobello, è stato studiato nei particolari dallo storico altopianese Giancarlo Bortoli: l’intero progetto porta la firma dall’architetto Renzo Stevan, mentre i pannelli didattici e la segnaletica sono stati realizzati da Giuliano Dall’Oglio.

”La Comunità Montana 7 Comuni – spiega il presidente Lucio Spagnolo – ha fortemente voluto la realizzazione di questo progetto, per le valenze culturali e ambientali che riveste e per il contributo che offre a quella forma di turismo intelligente alla quale l’intero comprensorio dovrà guardare. Percorrendo la Strada del Trenino si possono vivere ore a stretto contatto con la natura e con la storia altopianese”.