Agnelli macellati ancora coscienti e gonfiati col compressore: video denuncia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 dicembre 2017 10:20 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2017 10:20
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Agnelli macellati ancora coscienti e gonfiati col compressore: video denuncia

ROMA – L’associazione animalista internazionale Animal Equality, ha diffuso un video girato in un macello di ovini e caprini in provincia di Viterbo. Il macello è una delle strutture italiane in cui, grazie a una deroga concessa da un regolamento Ue – il regolamento CE 1099/2009 – è permesso per motivi religiosi di macellare gli animali senza previo stordimento.

Come denuncia l’associazione, “i macelli a cui è concessa tale deroga tendono ad abusarne in modo scellerato, causando agli animali inutili e protratte sofferenze”.

Nel video, registrato tramite telecamere nascoste, si vedono operatori che sgozzano in modo sistematico animali coscienti; operatori che gonfiano con un compressore animali ancora vivi per facilitarne lo scuoiamento; animali lasciati ad agonizzare per minuti; operatori che prendono a calci gli animali; operatori che strattonano gli animali per una sola zampa o per la coda, con il rischio di spezzargliela.

Animal Equality lancia una petizione rivolta al Parlamento italiano e ai Ministri delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e della Salute, Beatrice Lorenzin, perché siano introdotte pene per il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento e perché venga rinforzato il sistema di controlli. Viene richiesta anche l’installazione obbligatoria di telecamere a circuito chiuso in tutte le strutture di macellazione. Inoltre, la petizione chiede che venga abolita, in via graduale ma definitiva, qualunque forma di deroga allo stordimento, seguendo l’esempio di Stati come Svezia, Danimarca, Polonia e Belgio.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il macello in questione è stato chiuso nei mesi scorsi a causa del fallimento dell’azienda che lo gestiva: “Animal Equality ha comunque sporto denuncia contro i responsabili dei maltrattamenti ritratti nel video”.