Beirut, l’esplosione dalla sala parto. Il piccolo George nasce sano e salvo VIDEO

di Daniela Lauria
Pubblicato il 6 Agosto 2020 10:47 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2020 10:49
Beirut, l'esplosione in sala parto. Il piccolo George nasce sano e salvo VIDEO

Beirut, l’esplosione dalla sala parto. Il piccolo George nasce sano e salvo

Mentre il porto di Beirut veniva raso al suolo, il piccolo George veniva al mondo. L’esplosione dalla sala parto.

Il drammatico video è stato postato su Instagram da Long Live Lebanon. Le immagini sono state filmate probabilmente dal papà all’interno del St. George University Hospital di Beirut

Mentre l’uomo accompagna con la telecamera la barella della moglie in sala parto, il violento scoppio travolge anche l’ospedale che dista solo un paio di km dal porto. 

Le finestre sono divelte dall’onda d’urto, la telecamera si abbassa e inquadra le suppellettili e i macchinari distrutti. Seguiranno drammatici istanti, forse ore, mentre tra le macerie i sanitari si danno da fare per aiutare la mamma a dare alla luce il suo bambino. 

Non ci sono immagini che testimoniano il seguito. Sappiamo però che il piccolo George è nato sano e salvo, grazie alle successive immagini pubblicate nella Storia. 

In una si vede il bimbo adagiato su una culla mentre una infermiera gli ausculta il cuoricino. “George e la sua famiglia sono sopravvissuti”, si legge nella didascalia.

“Papà e mamma ora stanno riposando. Hanno pregato e ringraziato i dottori e gli infermieri, come Marie, che sono stati calmi e hanno aiutato il loro bambino quando tutti gli strumenti erano stati distrutti”.

Un video che pur nella sua estrema drammaticità testimonia il commovente miracolo della vita.

Il bilancio sale a 137 morti e 5mila feriti

E’ salito ad almeno 137 i morti e 5.000 i feriti il bilancio delle devastanti esplosioni di martedì al porto di Beirut. Lo rende noto il ministero libanese della Sanità.

Oltre 300 mila persone sono rimaste senza casa, ha detto il governatore della città precisando che, secondo una prima stima, i danni materiali ammontano a oltre tre miliardi di dollari. Lo scoppio ha causato gravi danni in circa la metà del territorio cittadino.

Il ground zero è un luogo spettrale. Attorno alla membrana sventrata dei granai c’è un cimitero di gru: quelle che ora sembrano giraffe incenerite col collo a terra fino a ieri e per anni hanno ornato la linea dell’orizzonte mediterraneo in quell’angolo di Beirut.

L’orizzonte è ora puntellato da carcasse di navi, scheletri dei capannoni. La zona fieristica di fronte al porto, altro fiore all’occhiello della Beirut ricostruita dopo la guerra civile (1975-90), è un tappeto di lamiere a terra, come carte da gioco spazzate via da una folata di vento.

Risalendo verso l’interno della città lo sguardo sale a quel che rimane del Palazzo della Società elettrica: simbolo di un servizio di base che non c’è. La corrente è razionata da decenni in Libano. 

Nel vicino quartiere Karantina – così chiamato perché sorto cento anni fa come prima quarantena sanitaria della regione – la disperazione è totale. Questa bidonville di miseria è stata la prima zona densamente popolata a esser investita dall’onda d’urto: il numero di morti e feriti è tra i più alti della città.

E il ministero della Sanità ha oggi reso noto che i depositi di medicinali e di attrezzature, accumulate anche per far fronte all’emergenza Covid, sono stati pesantemente danneggiati. Si trovavano proprio a Karantina, a due passi dal porto.