Beirut: la nave da crociera si ribalta per l’esplosione, poi finisce a picco VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Agosto 2020 11:31 | Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2020 11:31
orential queen nave da crociera

Beirut, la nave da crociera si ribalta per l’esplosione, poi finisce a picco

La nave da crociera Orient Queen, di proprietà dell’imprenditore libanese Mari Abu Merhi, è affondata nel porto di Beirut dopo essere stata colpita dall’esplosione che ha sconvolto la città.

La nave da crociera conta anche due membri dell’equipaggio morti ed altri sette rimasti feriti.

“Sfortunatamente la nave che stava attraccando al porto di Beirut è stata gravemente danneggiata e tutti gli sforzi per salvarla sono stati vani. È affondata in un giorno nero della storia del Libano”, si legge in una nota diffusa dall’agenzia di stampa libanese Nna.

Beirut ‘ground zero’, colpo mortale al Libano

L’uomo che cammina sui pezzi di vetro ha lo sguardo fisso verso il vuoto. E si aggira in quello che è ormai il ‘ground zero’ fisico di Beirut, il luogo spettrale e ricoperto di polvere grigia, investito dalla potentissima esplosione di martedì pomeriggio.

Quello che era il porto di uno dei più importanti scali del Levante è distrutto.

Ma il ‘ground zero’ di un intero paese “fallito”, così come lo aveva definito pochi giorni fa l’ormai ex ministro degli esteri Nassif Hitti,

non è solo l’enorme pozza d’acqua che ora occupa il cratere causato dalla deflagrazione di sostanze chimiche colpevolmente stoccate in mezzo alla città.

Il ground zero è un Libano che non c’è più

Il ground zero è un Libano che non c’è più.

“Incidente” o “attentato” che sia, nessuno può dirlo. Ma questa tragedia, dalle proporzioni ancora tutte da misurare, costituisce il colpo mortale a un paese già in ginocchio per il collasso economico, il default finanziario,

il fallimento di un sistema politico da più parti definito “mafioso” e “insaziabile”.

Con questa esplosione il Libano non ha perso solo il porto – l’accesso privilegiato per le merci e gli aiuti al paese e alla vicina Siria – ma la sua principale riserva di grano.

L’uomo che si aggira con lo sguardo vuoto alla ricerca del suo collega, un camionista ancora disperso, osserva incredulo i cumuli di quello che fino a ieri erano tonnellate di grano dei silos del porto.

Attorno alla membrana sventrata dei granai c’è un cimitero di gru:

quelle che ora sembrano giraffe incenerite col collo a terra fino a martedì e per anni hanno ornato la linea dell’orizzonte mediterraneo in quell’angolo di Beirut.

L’orizzonte è ora puntellato da carcasse di navi, scheletri dei capannoni.

La zona fieristica di fronte al porto, altro fiore all’occhiello della Beirut ricostruita dopo la guerra civile (1975-90), è un tappeto di lamiere a terra,

come carte da gioco spazzate via da una folata di vento.

E risalendo verso l’interno della città lo sguardo sale a quel che rimane del Palazzo della Società elettrica: simbolo di un servizio di base che non c’è (fonte: Ansa, YouTube).