Clochard bruciato vivo, nessuna condanna per gli assassini. Com’è possibile? VIDEO

di Fabiana De Giorgio
Pubblicato il 1 febbraio 2019 13:14 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2019 13:14
Clochard bruciato vivo mentre dormiva nessuna condanna per gli assassini- ma com'è possibile? VIDEO (BlitzQuotidiano)

Clochard bruciato vivo, nessuna condanna per gli assassini- ma com’è possibile? VIDEO(di BlitzQuotidiano)

VERONA – I responsabili dell’omicidio di un clochard di nome Ahmed Fdil non riceveranno nessuna condanna: i due ragazzini minorenni lo hanno bruciato perché, a detta loro, si annoiavano, e hanno deciso di passare così la loro serata. 

Il senzatetto di 64 anni, viveva in Italia da 35 all’interno dell’auto che era diventata la sua casa. Il 13 dicembre 2017 a Santa Maria di Zevio i due ragazzi hanno dato fuoco ad alcuni pezzi di carta e li hanno poi buttati nell’abitacolo della vettura. Così il mezzo ha preso fuoco e il clochard è morto lì dentro.

Gli assassini avevano 13 e 17 anni quando hanno commesso il crimine: il primo se l’è cavata fin da subito perché è stato considerato non imputabile essendo molto giovane, il secondo, invece, che compirà 18 anni a novembre, è accusato di omicidio volontario aggravato ma il suo processo è sospeso per una “messa alla prova”. Continuerà a vivere nella comunità in cui si trova  al momento se per tre anni, terrà un buon comportamento, allora il reato verrà dichiarato estinto. Come se nulla fosse successo, senza farsi un giorno di galera.

Un delitto commesso per noia e per la volontà di tormentare il ‘Baffo’, quell’uomo di origini marocchine, finito a fare il senzatetto dopo aver perso il lavoro da operaio. Un anziano benvoluto da tutto il paese perché non dava fastidio a nessuno.

E’ stato proprio il 13enne a raccontare ai carabiniei di quei fazzoletti di carta, ai quali avevano dato fuoco per poi gettarli al’interno della vettura in cui Fdil stava dormendo. Un racconto raccapricciante, quello del più piccolo dei due criminali. “Il nostro sogno? Era quello di uccidere un uomo. Incendiammo l’auto per noia, per fare uno scherzo”.

“Non me lo aspettavo” dice l’avvocato Alessandra Bocchi, che tutela i familiari della vittima, che non si sono potuti costituire parte civile perché la legge non lo ammette nei processi con imputati minorenni e quindi non hanno potuto ottenere alcun risarcimento. “Prendiamo atto dell’ordinanza – aggiunge – l’accettiamo e la rispettiamo, tuttavia, considerato il tipo di reato, ovvero l’omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, secondo noi si sarebbe potuti arrivare a sentenza”.

Il nipote della vittima, Salah Fdil, è rimasto scioccato dalla decisione del giudice e ha detto:  “La vita di mio zio – dice – vale meno di zero”. Nessuno voleva vendetta, aggiunge Bocchi, ma solo che venisse fatta giustizia: “invece il ragazzino – afferma – non si è neppure scusato per ciò che ha fatto. Questa decisione ha il retrogusto dell’impunità”.

Ma che giustizia è questa? Com’è possibile uccidere un uomo e non farsi nemmeno un giorno di galera? E’ vero che si tratta di due minorenni ma comunque è assurdo non scontare alcuna pena dopo aver commesso un crimine così grave come un omicidio.