Colombia elegge sindaci indipendenti. Un barlume di speranza nel Sud America che brucia VIDEO

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 15 Novembre 2019 17:29 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2019 14:47
lorenzo briotti blitz quotidiano

Colombia elegge sindaci indipendenti. Un barlume di speranza nel Sud America che brucia

ROMA – L’America Latina brucia dalla Bolivia al Cile. In questo momento storico molto complicato per il continente sudamericano, dalla martoriata Colombia arriva una buona notizia. Qui, nel Paese che non riesce a sanare definitivamente il conflitto con le Farc malgrado la firma degli accordi di pace del 2016, sono stati eletti alcuni sindaci indipendenti perlopiù ecologisti e che provengono da minoranze. Sindaci che non appartengono alle solite potenti famiglie che praticamente da sempre controllano la politica colombiana.

Il caso più noto di cui hanno parlato anche i media italiani, è la capitale Bogotà. Essere sindaco di questa immensa città da 7 milioni di residenti ufficiali, in Colombia coincide con una carica politica che conta molto, una delle più alte in assoluto. Nelle recentissime elezioni amministrative che hanno coinvolto tutto il Paese, ad essere stata eletta è Claudia Lopez, leader del Partito Verde e primo sindaco donna della città.

La sua storia racconta di una donna che da sempre ha lottato contro la corruzione, uno dei mali della politica colombiana (e non solo). Una lotta dura. A differenza della maggioranza dei politici del Paese, la Lopez ha origini umili che non ha mai rinnegato. Inoltre è donna e gay, aspetti assolutamente non trascurabili in America Latina. “Essere una donna non è un difetto, essere una donna di carattere non è un difetto, essere lesbica non è un difetto, essere una ragazza di una famiglia modesta non è un difetto o un problema” ha dichiarato dopo la sua elezione. 

Dopo una laurea in Scienze Politiche negli Stati Uniti, la Lopez collabora con le Nazioni Unite. Il suo nome comincia a essere famoso a Bogotà quando nel 2002 porta in Parlamento i collegamenti tra politica e gruppi paramilitari. L’odio nei suoi confronti arriva alle stelle e l’ex presidente Alvaro Uribe (colluso con il narcotraffico, secondo quanto scrive anche la Dea americana ndr) la definisce “una sanguisuga delle fogne”. La Lopez, oltre che con la corruzione non è mai stata tenera nemmeno con le Farc, l’ex guerriglia ora diventata partito politico. Tornando a Bogotà, la sua agenda per la città è basata su lotta all’inquinamento, sicurezza, lotta al lavoro minorile e metropolitana che qui manca del tutto. 

Claudia Lopez non ha mai nascosto la sua relazione con la senatrice Angelica Lozano. Insieme si sono dovute difendere anche dall’accusa di violare la legge perché è vietato, in Colombia, militare nello stesso partito se si è una coppia. 

Mercedes Tunubalá Velasco è stata invece eletta nel piccolo comune di Silvia nel dipartimento del Cauca centrale. Mercedes è un leader di comunità, uno dei tanti che in Colombia sono stati uccisi o che rischiano la vita continuamente per via dell’impegno politico. Madre di due figli ed economista presso l’Universidad del Valle, la Velasco è indigena è per questo viene chiamata “Mamá Mercedes”. A spiegare cosa significhi è lei stessa: “Quando eserciti un’autorità all’interno della comunità, il titolo che le donne attribuiscono a noi è Mama”. La comunità di Silvia è indigena per l’80% ma prima di lei, in duecento anni, non c’era mai stato un sindaco che non provenisse dalla minoranza che provenisse dai discendenti degli spagnoli.

Un altra elezione che ha portato una ventata di novità è stata quella di Cartagena, una delle città più importanti del paese e tra le mete turistiche più ambite di tutta la Colombia. Negli ultimi anni, la città è però salita alla ribalta per vari casi di corruzione. Qui, a vincere questa volta è stato William Jorge Dau Chamatt, leader del movimento anti-corruzione “Salvemos Cartagena” (“Salviamo Cartagena” ndr).

Il movimento è nato sei mesi fa e non ha mai avuto molte risorse economiche. Contro ogni previsione, William Jorge Dau Chamatt è stato eletto sindaco. Negli anni passati si era dovuto anche rifuggiare a New York per sfuggire ad una serie di minacce che aveva ricevuto per via del suo impegno cittadino. Ora si è preso la sua rivincita. 

Dopo Bogotà e Cartagena, importante è citare la vittoria di Daniel Quintero Calle a Medellin, seconda città nonché capitale industriale della Colombia. Medellin si è lasciata alle spalle le vicende legate a Pablo Escobar ormai da più di un decennio: insieme agli altri comuni che formano l’area metropolitana della Valle d’Aburrà è diventata una città all’avanguardia per quanto riguarda infrastrutture e mobilità, con una metro efficente ed altri interventi innovativi che hanno completamente trasformato la città nota (purtroppo) nel mondo per il famigerato Cartello. 

La città ha ovviamente ancora molti problemi. Uno di questi è il fatto che affoga nello smog così come Bogotà. QUi il problema è provocato anche dal transito per le strade della città di molti camion senza alcuna limitazione ed anche per il disboscamento continuo e massiccio che viene fatto sulle montagne che circondano la metropoli capitale dell’importante dipartimento di Antioquia.

Quintero è un indipendente ed ha basato tutta la sua campagna elettorale proprio sulla mobilità sostenibile. Ad esempio vuole costruire una pista ciclabile che unisca il nord al sud dell’area metropolitana. Il neo-sindaco è nato in un quartiere difficile della città. Era un ragazzo prodigio che si iscrisse all’Università Nazionale di Medellín per studiare ingegneria chimica. Sua madre però morì a 39 anni e lui fu costretto a lasciare l’univeristà per andare a fare il venditore ambulante in strada insieme ai suoi fratelli. Poi, grazie ad un computer che la madre gli aveva regalato, ha imparato a progettare software.

La sua vittoria è la sconfitta che brucia più di tutte agli uribisti attualmente al Governo, con il presidente Ivan Duque del Centro Democratico ai minimi storici in quanto a consensi (e queste elezioni amministrative ne sono la dimostrazione). Brucia perché Medellin è la città dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe la cui presenza pesa ancora tantissimo nella politica del Paese. Uribe, che è stato anche sindaco di Medellin per due consiliature a partire dal 1982, è accusato di essere tra i maggiori fautori del fallimento della pace con le Farc e di essere tra i finanziatori dei gruppi parlamentari che controllano larga parte del Paese, gestendo anche parte del narcotraffico che affligge la Colombia.

Probabilmente questi sindaci faranno meno di quello che hanno promesso anche per via del cosiddetto bagno di realtà: mancanza di fondi, problemi burocratici, ecc.. La loro elezione rappresenta tuttavia un barlume di speranza contro la cattiva politica. E di questi tempi, in Sudamerica ma non solo, ce n’è davvero bisogno.

Fonte: Linkiesta, Rcn Radio, El Tiempo, Semana.com