Coronavirus in ristoranti, alberghi, feste: al buffet si prende il virus in 30 minuti

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2020 9:07 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2020 9:08
coronavirus giappone buffet

Coronavirus, come si diffonde in 30 minuti se al buffet c’è uno positivo

ROMA – Ristoranti, alberghi, feste: al buffet si può prendere il Coronavirus in soli 30 minuti.

Dal Giappone arriva un nuovo esperimento che mostra la diffusione del Covid-19 in un contesto come quello dei buffet. 

A postarlo è la rete nazionale giapponese NHK: l’idea è nata dopo che alcuni report avevano suggerito che il contagio da coronavirus sulle crociere potrebbe essere avvenuto durante i buffet a causa del raduno, in contemporanea, di molta gente. 

Durante l’esperimento condiviso anche su Twitter, una vernice fluorescente è stata applicata sulle mani di una persona. 

Intorno al soggetto infetto sono state fatte sedere altre dieci persone invitate a servirsi allo stesso buffet.

Dopo circa 30 minuti si è scoperto che la vernice si era trasferita su tutti gli individui che avevano preso cibo dal buffet.

Ristoranti e bar dopo il Coronavirus: 8 italiani su 10 vogliono tornare

Gli italiani non vedono l’ora di poter tornare alle abitudini di un caffè al bar, di una cena al ristorante, anche adottando le cautele che gli saranno richieste e in totale sicurezza.

Dal 18 maggio, prossima tappa della Fase 2 che accompagnerà l’uscita dall’emergenza per la pandemia, vogliono riconquistare un altro pezzo della loro libertà fuori dalle mura domestiche.

Per l’universo Ho.Re.Ca è arrivato quindi il momento di ripartire con almeno questa certezza: i clienti ci saranno. Lo ha confermato una ricerca condotta da Tradelab per Host, la fiera di riferimento del settore Ho.Re.Ca la cui prossima edizione è in programma dal 22 al 26 ottobre 2021.

Secondo il sondaggio 8 italiani su 10 affermano che torneranno subito dopo il Coronavirus a frequentare bar e ristoranti anche se sarà un Away From Home più intimo, fatto di consumi individuali o di gruppi ristretti, dove si sceglieranno locali conosciuti o già frequentati in passato.

A essere premiati saranno i locali in grado di garantire la presenza di pochi avventori in contemporanea (75%), una perfetta pulizia (59%), il rispetto delle norme (53%) e la distanza tra i tavoli (50%).

Premesse che comunque riaccendono le speranze di diverse filiere dell’ospitalità professionale che a causa del lockdown hanno perso un quarto del giro d’affari annuo dell’intero settore dei consumi fuori casa, un mercato che nel 2019 ha superato quota 86 miliardi di euro, frequentato da circa 40 milioni di Italiani.

Un comparto intero che adesso dovrà anche fare i conti con quella che i sociologi hanno già battezzato come ‘l’epoca della distanza’ nella quale occorreranno sostenibilità e competenza, nella quale sarà la città a dover essere ripensata nel suo complesso, locali e spazi pubblici compresi, perché la fase 3 prevederà comunque, anche a pandemia finita, una tendenza al decongestionamento, con la tecnologia impegnata ad aiutarci a evitare contatti non necessari. (fonte: YouTube, Repubblica, Agi, Ansa).