Debora, un tuffo, rischia la vita e salva un cucciolo di balena

di redazione blitz
Pubblicato il 27 Febbraio 2015 11:42 | Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2015 11:42
Debora, un tuffo, rischia la vita e salva un cucciolo di balena

Debora, un tuffo, rischia la vita e salva un cucciolo di balena

NAPOLI – Quando ha visto quel cucciolo di balena arenato e disperato non ci ha pensato due volte: si è tuffata in mare, rischiando la propria vita, e l’ha aiutato a tornare a largo. Protagonista del gesto eroico è una donna, Debora Di Meo, imprenditrice di 37 anni, proprietaria di uno dei club più noti della movida partenopea, che dà proprio sulla spiaggia di Torregaveta, a una ventina di km da Napoli dove il cetaceo si era spiaggiato.

L’episodio risale ad alcuni giorni fa, Debora si trovava all’interno del suo locale per seguire i lavori di ristrutturazione in vista della nuova stagione. Con lei c’erano anche il compagno Luca Iannuzzi e il cognato. Dalla spiaggia di fronte qualcuno ha avvistato il cucciolo di balena agonizzante in mezzo alle onde: era rimasto incastrato tra gli scogli sotto un’antica villa romana. Hanno pensato di chiedere aiuto proprio a lei, che pesca in apnea ma soprattutto ama il mare e lo rispetta.

E lei non si è fatta pregare: si è buttata nel mare gelido d’inverno indossando jeans, pullover e scarpe da ginnastica ha raggiunto quel cucciolone di 2 tonnellate e lungo 8 metri e gli ha ridato la libertà. La notizia ha subito fatto il giro del web ed è stata ripresa da decine di siti e giornali della zona. Ecco il racconto della donna a Repubblica.it

Avere paura in una situazione come questa sarebbe umano…
Non ne ho avuta. Non c’era tempo. la balenottera sbatteva così forte, c’era il rischio che si incastrasse di più. Quando mi sono avvicinata però forse ha capito che volevo aiutarla e ha smesso di dimenarsi. È stato un bell’incontro ravvicinato: aveva la pelle molto liscia, ma durissima, ma soprattutto ricorderò sempre i suoi occhi, i nostri sguardi si sono incrociati. Ho spostato la sua testa verso l’uscita dalla “gabbia” di scogli e ho cominciato a spingere. Per fortuna ha trovato una sorta di canale nel quale è riuscita a infilarsi e con qualche altro colpo di coda ce l’ha fatta a tirarsi fuori”.

C’è stato anche un saluto?
Quello che io credo sia stato tale. Uscita dalla secca, nei pressi dei resti archeologici della peschiera della villa romana, la balena è tornata indietro venendo verso di me. Mi è sembrato quasi che volesse dirmi grazie. Poi si è rigirata ed è andata via. Lungo questo tratto di costa capita spesso di avvistare delfini, ma non sapevo che ci fosse un canyon verso Cuma dove le balene come quella che ho incontrato io vengono a riprodursi. Me lo ha spiegato una ricercatrice che segue i cetacei nel Golfo di Napoli. Hanno anche tentato di riconoscerla dalle foto, ma non è stato possibile”.

Dieci minuti per salvare un animale mettendo in pericolo la propria vita. Ci sarà stata quale immancabile critica?
Chi conosce i cetacei dice che ho rischiato grosso. I miei familiari mi hanno rimproverato: una madre di un bambino piccolo, certe cose non dovrebbe farle. Ma io ho agito d’istinto, non ho riflettuto molto. Mentre gli altri cercavano di contattare la Capitaneria di Porto o la Protezione animali, ho voluto tentare. La trovo una cosa normale. E non ho dubbi: lo rifarei anche adesso”.