Federico Aldrovandi, la coreografia dei tifosi della Spal: “Aldro vive” FOTO – VIDEO

di alberto francavilla
Pubblicato il 26 Settembre 2019 13:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2019 13:14
Federico Aldrovandi, la coreografia dei tifosi della Spal prima della partita contro il Lecce: "Aldro vive" FOTO - VIDEO

Federico Aldrovandi, la coreografia dei tifosi della Spal: “Aldro vive” (Foto Ansa)

ROMA – “Aldro vive”: la curva della Spal ha ricordato Federico Aldrovandi con una coreografia imponente prima della partita di serie A contro il Lecce. Il match si è giocato il 25 settembre 2019, a 14 anni esatti di distanza dalla morte del giovane. Federico è morto nel 2005 a Ferrara dopo essere manganellato da alcuni agenti di Polizia. Allo stadio c’era anche Lino, il papà di Federico, che si è naturalmente commosso per questa dimostrazione pubblica di affetto.

Federico Aldrovandi: il ricordo di papà Lino su Facebook.

“Federico non c’è più. E’ la cruda realtà che rivedo attraverso un’immagine orribile che mai nessun genitore vorrebbe vedere. Quell’immagine terribile fummo costretti a renderla pubblica a quei tempi, dall’inerzia di tante cose. Ma poi una piccola strada verso una piccola giustizia si aprì. Una cosa è certa, Federico non morì di malore, ma di ben altro. Fu ucciso senza una ragione. Anche se di ragioni per uccidere non potranno mai essercene”. Con un lungo post sulla sua pagina Facebook, Lino Aldrovandi, papà di Federico, morto 14 anni fa a Ferrara, la mattina del 25 settembre 2005, all’età di 18 anni, ricorda così il figlio, pubblicando anche due foto: una tristemente nota lo ritrae senza vita sul lettino dell’obitorio. Per la sua morte sono stati condannati in via definitiva quattro agenti di polizia.

“Non c’è più musica e non ci sono più colori nella vita, quando ti viene a mancare l’aria e il profumo del respiro di un figlio”, scrive ancora Lino Aldrovandi. “Sia chiaro per tutti che la vittima purtroppo rimarrà Federico dietro quel marmo, in quella tomba – si legge nel post -, senza mai aver fatto del male a nessuno e senza aver mai commesso alcun reato, né in quel momento, né mai. Bastonato di brutto per mezz’ora”.

Il procuratore generale in Cassazione definì i quattro agenti “schegge impazzite”, ricorda Lino. “Hanno già scontato la loro pena, così secondo la legge degli uomini, ma sono convinto, anche se è difficile crederlo dopo tutti questi anni di silenzi, che il giudice più severo rimarrà la loro coscienza di uomini e soprattutto di genitori”. Per il papà di Federico quegli agenti sono “assurdamente ancora in divisa”, mentre “per me invece fino alla fine dei miei giorni sarà un ergastolo senza appello, con la sola speranza che ciò che è accaduto a Federico non accada mai più a nessun figlio”. (Fonti Ansa e YouTube).