Francesco Schettino: “Sulla nave io sono il primo dopo di Dio” VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2014 20:55 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2014 20:55
Francesco Schettino: "Sulla nave io sono il primo dopo Dio" VIDEO

Francesco Schettino (Foto Ansa)

GROSSETO – “Sulla nave, come comandante, io sono primo dopo di Dio”: Francesco Schettino parla al Teatro Moderno di Grosseto al processo per il naufragio della Costa Concordia al largo dell’Isola del Giglio il 13 gennaio del 2012L’ex comandante si è difeso proprio definendosi “primo dopo di Dio”, rivendicando la propria perizia ed il proprio ruolo quella notte, costata la vita a 32 persone.

Schettino è stato interrogato per sette ore. Tra le accuse a cui ha dovuto rispondere anche quella del ritardo nel dare il segnale di emergenza generale.  

“Volevo far arrivare la nave più possibile sotto l’isola. Altrimenti se avessimo dato i sette fischi brevi e uno lungo, con le vibrazioni che c’erano state, la gente si sarebbe tuffata in acqua”, mentre la Concordia scarrocciava ancora in mare aperto,

ha risposto Schettino.

“Ho atteso a dare l’emergenza generale, me ne prendo la responsabilità”, ha spiegato perché “sapevo esattamente i tempi di scarroccio della nave, io conoscevo bene la Concordia, volevo che si avvicinasse all’isola per dare l’emergenza generale. Il danno era ormai fatto. Andava mitigato”.

Quando poi il pm gli ha chiesto degli annunci vocali rassicuranti fatti dare dal personale ai croceristi terrorizzati, Schettino ha risposto:

“L’ho fatto per tranquillizzare le persone, temevo il panico. Non erano mica su un ottovolante”.

Il pm ha chiesto perché non avvisò la capitaneria (è un altro reato) e invece si limitò a far dire che c’era un black out. E’ qui che Schettino tira in causa Roberto Ferrarini, il capo dell’unità di crisi della flotta di Costa quella sera, un altro dei co-indagati con Schettino che ha patteggiato:

“Mi disse ‘Chiamo io la capitaneria’, mentre io feci chiamare la capitaneria di Civitavecchia cui do il mio cellulare, sempre nella consapevolezza che la nave rimanesse a galla con tre compartimenti allagati come mi era stato detto” e “per chiamare i rimorchiatori”.

Ma il pm: “Non chiese via radio i rimorchiatori, voleva risparmiare sul costo?”. “Via radio no, perché avrebbero sentito tutti, volevamo un profilo basso”, comunque “io non ho privilegiato la nave rispetto alle vite umane. Il prezzo l’avrei concordato dopo”. E l’abbandono nave, perché non lo ordinò? “Dissi ‘mettere a mare le scialuppe’ e non ‘abbandonare la nave’ per indorare la pillola, perché non volevo che aumentasse la tensione”.

A fine udienza si parla di un altro abbandono, il suo, mentre c’erano ancora passeggeri da salvare a bordo. Il pm ha mostrato il video allegato dalla Procura qualche giorno fa agli atti del processo. Ma Schettino non si è riconosciuto nell’uomo in giacca e cravatta che attende al ponte 3 della Concordia, inclinata, nelle fasi di evacuazione.

“Se indossa una giacca, non sono io. Se è una giacca a vento tipo slam, sì”, ha detto al pm dicendo di non riconoscersi in quella figura. “Se ci sono delle stellette non è la mia giacca”, ha aggiunto riferendosi a due punti lucenti visibili sul capo di abbigliamento. Concede solo: “Per il taglio dei capelli e per la corporatura potrei essere io”.

Dubbi. Il presidente Giovanni Puliatti ha incaricato il pm di fare un ingrandimento del video e ha aggiornato l’interrogatorio all’11 dicembre.