Fase 2, Ippolito (Spallanzani) si commuove in tv: “Non disperdiamo i sacrifici degli italiani” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Giugno 2020 15:46 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2020 15:51
Fase 2, Ippolito (Spallanzani) si commuove: "Non disperdiamo i sacrifici degli italiani" VIDEO

Fase 2, Ippolito (Spallanzani) si commuove: “Non disperdiamo i sacrifici degli italiani”

ROMA – “Scusi se mi emoziono. Non disperdiamo i sacrifici degli italiani”. Con queste parole Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma, si è mostrato visibilmente commosso nello studio di Agorà, in onda su Raitre. 

Nella giornata del 2 giugno, dopo i mesi più duri dell’emergenza coronavirus, l’esperto auspica una nuova ripartenza per l’Italia, senza inutili polemiche.

“Non disperdiamo i sacrifici delle persone che hanno lavorato in questi mesi – dice evidentemente provato Ippolito – Non disperdiamo i sacrifici di quanti hanno continuato a vivere nonostante la povertà, che hanno dovuto tenere in 40 metri i propri bambini”.

“Di chi era abituato ad andare nei negozi dove le cose costavano meno. Non disperdiamo i sacrifici degli italiani, non usiamo questo 2 giugno per fare inutili polemiche attorno alla malattia”.

“Oggi dobbiamo ricostruire l’Italia. Dobbiamo essere uniti, altro che piano Marshall. Oggi deve parlare la voce dell’unità d’Italia, noi stiamo ripartendo e dobbiamo pensare alle bare uscite dall’ospedale di Bergamo: tutto il resto è polemica”.

“L’emergenza non è finita – avverte Ippolito –  il virus continua a circolare. Il ricordo dei morti deve essere sempre nei nostri cuori”.

“Dobbiamo essere vigili perché questa operazione di ricostruzione della sanità, per la quale potremo avere tanti fondi, non si trasformi in un meccanismo terribile dove possano esserci ruberie e chi se ne approfitta: le emergenze sono il posto migliore perché la gente si arricchisca”, ha continuato.

“I cittadini – ha aggiunto – devono garantirsi che non ci siano più ospedali senza personale: cacciamo fuori i raccomandati e, se possibile, cacciamo fuori la politica dalla sanità.

“Ridefiniamo un nuovo modello di servizio sanitario – conclude – o lo facciamo adesso o non lo faremo più, ci vorranno altre due generazioni”. (Fonte: Agorà).