Usa, segretario Kirstjen Nielsen contestata mentre cena nel ristorante messicano: “Vergogna”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 giugno 2018 0:41 | Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2018 0:41
Segretario Nielsen contestata

Usa, segretario Kirstjen Nielsen contestata mentre cena

WASHINGTON – Dopo la diffusione dei video che mostrano i bambini messicani separati dai propri genitori e trattenuti in centri appositi dalle autorità americane [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play], la segretaria Usa al Dipartimento della sicurezza interna, Kirstjen Nielsen, aveva detto ai giornalisti: “Abbiamo degli standard molto alti. Forniamo pasti, assistenza medica. Ci sono le televisioni. Ho visitato personalmente i centri”.

L’esponente del governo Trump, in serata, ha scelto di mangiare in un ristorante messicano a Washington ed è stata contestata da un gruppo di cittadini che le hanno urlato “shame”, ossia “Vergogna!”, aggiungendo: “Se i bambini non possono mangiare in pace, allora anche tu non mangerai in pace”. Lei è rimasta impassibile finché non è intervenuta la sicurezza a ristabilire un po’ di ordine.

Kirstjen Nielsen, 46 anni, guida il Department of Homeland Security (Dhs), creato dopo l’11 settembre 2001 per meglio coordinare gli sforzi della sicurezza interna. Avvocato, esperta di cybersicurezza, a chiamarla alla Casa Bianca lo scorso anno è stato John Kelly,  capo di gabinetto di Trump, ed il il New York Times prevedeva fin da allora, per lei, un futuro più che smagliante. Ma con il tempo si è rivelata essere troppo brusca e si è fatta qualche nemico, cosa facile in uno staff presidenziale noto per le guerre interne, le numerose dimissioni e i siluramenti.

Per lei, comunque, c’è sempre un piano B, anche in caso di rovescio politico. Nielsen ha già lavorato all’Homeland Security per conto di George W. Bush: percorso che le ha poi permesso di fondare una sua società di consulenze, la Sunesis Consulting, dove si occupava proprio di questioni di sicurezza interna, cybersecurity e gestione delle emergenze. Fin dal primo momento  si è occupata dei temi che contano, dal terrorismo ai tentativi di hackeraggi russi, alle nuove leggi che riguardano l’immigrazione, visto che per l’appunto è anche responsabile della protezione delle frontiere.

A gennaio ha messo a punto un piano di revoca del permesso di soggiorno a circa 200mila salvadoregni che vivono negli Usa almeno dal 2001, anno in cui il loro Paese venne sconvolto da un terremoto e loro vennero accolti per motivi economici e umanitari.

 Pochi giorni dopo annuncia l’eliminazione del bando sui rifugiati provenienti da 11 Paesi ad “alto rischio” ma anche che i controlli per coloro che chiedono asilo diverranno molto più stringenti. “E’ di cruciale importanza sapere chi entra negli Stati Uniti”, osserva, “Queste misure di sicurezza addizionali  renderanno più complicato lo sfruttamento del programma per i rifugiati da parte di personaggi pericolosi”.

Altro annuncio il 4 aprile, quando di fronte alle telecamere fa sapere che Trump ha ordinato al personale della Guardia Nazionale di schierarsi al confine messicano per evitare l’ingresso di immigranti clandestini. La dura realtà, infatti, è che il numero dei clandestini, nonostante quasi due anni di restrizioni, è addirittura aumentato. Per lei, quindi, arriva il momento del rimbrotto.

A maggio, secondo il New York Times, lei avrebbe pensato di dimettersi dopo essere stata attaccata dal presidente Donald Trump durante un vertice di governo perché non sarebbe riuscita a rafforzare la sicurezza alle frontiere. Questo forse spiega l’atteggiamento implacabile di questi giorni ed il suo terribile “non chiederemo scusa per il lavoro che facciamo”.