L’Aquila, Massimo Cialente restituisce la fascia e toglie il tricolore ovunque

Pubblicato il 7 Maggio 2013 4:00 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2013 1:31
L'Aquila, Massimo Cialente restituisce la fascia e toglie il tricolore ovunque

Massimo Cialente (foto Lapresse)

L’AQUILA – Massimo Cialente ha restituito la fascia tricolore: è la forma di protesta del sindaco de L’Aquila per i soldi non ancora arrivati dopo il terremoto del 2009.

La ricostruzione è bloccata, dopo oltre quattro anni dal tragico sisma che ha fatto 309 morti e la gente è esasperata. Cialente ha riconsegnato la fascia tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, inviandola alla portineria del Quirinale attraverso un impiegato comunale e poi ha dato mandato di togliere la bandiera italiana da ogni sede comunale.

In una conferenza stampa tenuta insieme ai suoi assessori che ha raggiunto anche toni accesi il primo cittadino si e’ scagliato contro ”lo Stato che si disinteressa dell’Aquila”, minacciando le dimissioni ”Se entro 15 giorni non arrivano i fondi piu’ volte promessi, me ne andro’, all’Aquila vengano Napolitano, Letta ed i sottosegretari a parlare con la gente, noi non ce la facciamo piu”’.

Cialente che ha informato la stampa di aver subito un’aggressione da parte di alcuni cittadini, si e’ scagliato contro il prefetto, Francesco Alecci, e il questore, Giovanni Pinto, ”cioe’ la rappresentanza dello Stato nel nostro territorio, non hanno assolutamente capito il clima di rabbia e disperazione che si respira in citta’, non rispondero’ alle loro segnalazioni su situazioni di disagio neppure per cortesia”.

I due rappresentanti istituzionali hanno per ora preferito non rispondere al primo cittadino. A Cialente non hanno risposto neppure i vertici del governo e dello Stato tirati in ballo. ”Vogliamo sapere se L’Aquila e’ concretamente una questione nazionale – ha tuonato ancora – ”Siamo stufi di andare col cappello in mano a pietire i nostri diritti”. Ed ancora: ”Ormai a Roma sono un fastidio, mi guardano come se fossi quello che va a fregare, il furbo”.

Dopo aver atteso invano che le promesse da Roma sull’invio di fondi, tra cui il miliardi di euro supplementare in un decreto a firma di Napolitano, potessero trovare attuazione, e’ la seconda protesta (nella prima aveva accusato che ”la burocrazia romana sta uccidendo L’Aquila”) contro Roma in pochi giorni del sindaco, una iniziativa che cade il giorno dopo le manifestazioni nazionali che si sono svolte all’Aquila nel week end, su tutte la due giorni del neo ministro dei Beni e le attivita’ culturali Massimo Bray e il raduno nazionale degli storici dell’arte italiani che sfilando per il centro storico distrutto hanno auspicato un intervento immediato del governo.

A proposito del ministro Bray, Cialente ha spiegato che ”e’ venuto a visitarci a titolo personale ma per quello che ha visto avrebbero dovuto convocare un Consiglio dei ministri straordinario”.

Finora poche sono state le reazioni alla protesta del sindaco: Tomaso Montanari, lo storico dell’arte ideatore della manifestazione ”L’Aquila 5 maggio”, ha condiviso il grido di allarme sottolineando che ”con il tricolore ammainato sul centro dell’Aquila diventa visibile cio’ che abbiamo detto ieri. L’Art. 9 della costituzione a L’Aquila e’ da 4 anni sospeso. Questa e’ la dimostrazione piu’ evidente che la Repubblica ha abdicato al dovere di ricostruzione”.