Lionel Messi, dieci anni da sballo (VIDEO del debutto)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 ottobre 2014 12:01 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2014 12:01
Lionel Messi, dieci anni da sballo (VIDEO del debutto)

Messi (LaPresse)

BARCELLONA, SPAGNA – Sono passati dieci anni dal debutto ufficiale di Lionel Messi. Dieci anni da sballo fatti di trofei, di gol e di numeri da cineteca. Ne parla La Stampa in un articolo di Giulia Zonca che riportiamo di seguito per la nostra rassegna stampa online.

“A rivederlo oggi l’abbraccio con Deco non tradisce troppe emozioni. L’ora di Lionel Messi scocca dentro un derby apatico: Espanyol-Barcellona, giocato a Montjuïc giusto dieci anni fa. Il Barça usciva da anni grigi e Messi stava già lì dal 2000, da una firma messa su un tovagliolo di carta. Un’ipoteca sul futuro riscattata in fretta.

Promessa fin dalla nascita, ma le prime stagioni nella cantera,per il futuro dio del pallone, non sono state proprio un divertimento, la schiena da curare, le gambe da rinforzare: piccolo, rachitico e già così evidentemente bravo. La prima notte a Barcellona la passa in Piazza di Spagna, ma non ne ha memoria. C’erano i genitori, non ancora agenti, c’erano talent scout e confusione. Pareva un viaggio senza meta, un esperimento, la remota possibilità di un cambio epocale che di certo un bambino non poteva percepire. Invece in quel 16 ottobre del 2004 Leo aveva già messo a fuoco la carriera ed era pronto per stupire. Nei suoi primi 8 minuti da professionista non è successo assolutamente nulla eppure lui può ancora sentire ogni singolo brivido e sa esattamente dove e come ha iniziato.

Prima dell’appuntamento con il destino, si scalda con la sua maglia numero 30, cifra abbondante come la taglia perché ancora lo sponsor non gli fa la divisa su misura. Frank Rijkaard lo chiama più che altro per tirar tardi, fa scorrere i minuti di una partita che non prende una direzione né un ritmo e resta aperta nonostante il vantaggio blaugrana. Esce l’uomo che ha segnato, Deco, e sa che deve rientrare piano, trotterella e incrocia il ragazzino di cui tutti già parlano e che nessuno ha ancora visto: Leo Messi, il muto. Non lo chiamavano la Pulce, quello è il soprannome che prenderà proprio in quella stagione, ormai professionista e ancora mingherlino. Ma nella serata d’autunno che lo vede per la prima volta tra i grandi non ha un nomignolo, è solo il tizio con lo sguardo spaesato e la tendenza a stare in silenzio: El mudo.

I 34 mila spettatori sono pronti a uscire dallo stadio, non si aspettano più molto dalla sfida e meno che mai di vedere un fenomeno in azione. Infatti non lo vedono. Messi non ha tempo per mostrare il talento, rispetta la consegna tattica, si muove da ala destra e come dirà molti anno dopo pensa alla madre appena tornata in Argentina. I giornali spagnoli non gli danno neanche un voto, il suo nome compare tra i sostituti. In panchina con lui c’era anche Iniesta, unico superstite con Xavi e Messi di quel Barcellona progettato per vincere a oltranza. El Mundo, l’unico quotidiano che dedica una menzione all’ultimo arrivato, scrive nel giudizio: «Non ha ancora avuto la possibilità di brillare». E l’accento è tutto sull’ancora”.

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