Moner Mohammad Abu-Salha, il kamikaze Usa che piange e minaccia Obama VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Luglio 2014 22:31 | Ultimo aggiornamento: 31 Luglio 2014 22:31
Moner Mohammad Abu-Salha, il kamikaze Usa che piange e minaccia Obama

Un frame del video 

WASHINGTON – Un video in cui minaccia l’America e Obama, e poi invoca Allah. A parlare è Moner Mohammad Abu-Salha, il 22enne cittadino americano che a maggio scorso si fece esplodere in un quartiere di Idlib, in Siria. Ma prima dell’attentato, tornò in America dove rimase diversi mesi.

E questo, riferisce il New York Times, ha provocato diverse polemiche sull’incapacità delle autorità di capire che “avevano una minaccia in casa”. Ma soprattutto per il fatto di non aver rivelato pubblicamente i suoi spostamenti. Per l’Fbi Abu-Salha è diventato un rompicapo.

Di lui si sa pochissimo: solo che è nato in Florida e che ha mollato il college. Che avesse trascorso mesi in un campo di addestramento di estremisti islamici si e’ saputo solo quanto riparti’ dagli Usa per la seconda volta. Ora, grazie anche a questo video che il gruppo qaedista Jabhat an Nusra ha fatto girare su internet, emergono nuovi dettagli che forse potranno aiutare i federali ad individuare altri americani con il quale il kamikaze e’ entrato in contatto dopo essere rientrato in Usa dalla Siria.

Nel filmato, il giovane minaccia il presidente Barack Obama, strappa le pagine del passaporto americano, ingoiandone alcuni fogli prima di bruciare il resto, e saluta i familiari scoppiando in lacrime. “L’America non è sicura”. “Pensi di aver vinto? Non hai vinto. Nessuno riuscirà a sconfiggere l’Islam”, dice Abu-Slaha rivolgendosi a Obama. E ancora: “Non sei altro che un asino, un maiale”.

Poi, con una pistola in mano, lancia altre minacce contro il Paese. Quindi saluta la famiglia scoppiando ancora a piangere. “Mamma, ti voglio bene, sii forte per Allah”, dice, rivolgendosi poi in arabo al padre, di origini palestinesi. E al fratello: “Ti voglio bene”. Il video si conclude con le immagini del camion carico di esplosivo e utilizzato durante l’attacco. Poi la clip si sposta sull’esplosione. L’obiettivo era quello di colpire i soldati siriani, ma ad oggi non e’ noto quante persone sono morte nell’attacco. Prima dell’attentato, Abu-Salha era rientrato negli Usa dove rimase per mesi.

L’Fbi sta cercando di capire chi abbia frequentato e cosa abbia fatto durante quel periodo. I funzionari antiterrorismo sia in Europa che negli Usa, riferisce il Nyt, hanno da tempo detto che considerano il ritorno dei rispettivi cittadini radicalizzati dalla Siria una minaccia incombente, soprattutto per le nazioni facilmente raggiungibili dal Paese. Ma con cosi’ tanti americani che viaggiano all’estero, i funzionari degli Usa devono affrontare la difficile questione di come trattare con un potenziale pericolo rappresentato da un piccolo gruppo di persone. “E’ privacy contro sicurezza – sostiene Rick Nelson, l’ex funzionario antiterrorismo. “Non e’ possibile monitorare i movimenti di ogni americano all’estero. Solo un centinaio ha viaggiato in Siria e ci sono migliaia di americani che viaggiano ogni giorno”.