New York come Ferguson: scagionato poliziotto per la morte del nero Eric Garner

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Dicembre 2014 0:20 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2014 9:28
New York come Ferguson: scagionato il poliziotto che uccise il nero Eric Garner

New York come Ferguson: scagionato il poliziotto che uccise il nero Eric Garner

NEW YORK – New York come Ferguson. Il Gran giurì ha deciso di non incriminare il poliziotto Daniel Pantaleo per la morte di Eric Garner, l’afroamericano deceduto per soffocamento dopo la presa al collo da parte dell’agente il 17 luglio scorso, a Staten Island. La Grande Mela rischia di trasformarsi in una nuova Ferguson: si temono disordini e scontri come accaduto nei giorni scorsi nel sobborgo di St. Louis, in Missouri.

La decisione genera sconcerto. Sulle tv americane impazza il video shock dell’agente che cerca di immobilizzare Garner, assalito dopo una discussione dai poliziotti nonostante fosse disarmato e apparentemente innocuo. Si sente l’uomo che ripetutamente ripete: “Non posso respirare, non posso respirare!”

Le proteste sono in programma in diversi punti della città, da Staten Island a Times Square, fino alla 5th Avenue. Nel quartiere di Tompkinsville, a Staten Island, cresce la tensione, e le forze dell’ordine hanno installato delle transenne attorno alla Corte dove il Gran Giurì si è riunito, per timore di un assalto. Molti negozianti hanno deciso di chiudere i battenti per paura di rappresaglie e violenze.

A Times Square sono già centinaia le persone riunitesi per protestare contro la decisione del Gran giurì. I manifestanti hanno cartelli con scritto “le vite dei neri contano” e “vogliamo giustizia”, dicono di volere “un processo pubblico” e scandiscono “non riesco a respirare”, le stesse parole che Garner disse prima di morire. Nel frattempo, decine di altri dimostranti hanno inscenato un ‘die-in‘, sdraiandosi in terra e fingendosi morti, a Grand Central.

A rischio è anche la tradizionale cerimonia dell’illuminazione dell‘albero di Natale al Rockefeller Center, a Manhattan, con i dimostranti che stanno marciando verso la piazza per interrompere le celebrazioni. Mentre su Twitter, da più parti invitano a disertare la cerimonia con l’hashtag #ShutItDown. Al Rockefeller Center non ci sarà il sindaco Bill de Blasio, che ha annullato la sua partecipazione per andare al Mt. Sinai United Christian Church di Staten Island per incontrare i membri del clero e gli attivisti.

Garner, un venditore ambulante di sigarette di contrabbando, fu immobilizzato dall’agente Pantaleo con la pratica del chokehold, la presa al collo, da tempo bandita dalla polizia di New York. Nel corso dell’operazione l’uomo ha avuto un arresto cardiaco, ha gridato più volte che stava male e che non riusciva a respirare, ma i poliziotti non si sono fermati, ed è morto una volta arrivato in ospedale.

“Da quello che dice la gente, sembra che ci saranno grossi problemi”, ha affermato Steve Ali, proprietario di una drogheria a Tompkinsville. “Guardate cosa è successo in Missouri, stanno bruciando tutto”, ha aggiunto, precisando che per non correre rischi lui ha deciso di abbassare le serrande. Secondo un dipendente del suo negozio, inoltre, il pericolo non è tanto rappresentato dalla gente del quartiere, ma si teme che i manifestanti più facinorosi arrivino a Staten Island da altre zone di New York.

Secondo il Wall Street Journal che ha analizzato i dati provenienti da 105 delle più grandi agenzie di polizia americane emerge che tra il 2007 e il 2012 negli Usa sono oltre 550 le uccisioni da parte di agenti di polizia non registrate dall’Fbi. Il risultato, afferma il Wsj, è che così è quasi impossibile stabilire quante persone vengono uccise dalla polizia ogni anno. E proprio dopo le proteste di Ferguson, sono sempre di più le richieste di una maggiore trasparenza che giungono ai Dipartimenti di polizia statunitensi.

Mentre è in arrivo una stretta sulle procedure e le pratiche seguite dalle forze dell’ordine annunciata dal presidente Barack Obama, deciso ad andare fino in fondo per contrastare lo strisciante razzismo che si cela dietro innumerevoli episodi che vedono protagonisti agenti e persone di colore.