Olio di palma: spot contro il suo utilizzo vietato in Gran Bretagna VIDEO

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 22 novembre 2018 15:58 | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2018 23:44
Olio di palma, lo spot natalizio contro il suo utilizzo con il piccolo orango VIDEO

Olio di palma, lo spot natalizio contro il suo utilizzo con il piccolo orango VIDEO

ROMA – Rang-tan è un piccolo orango che in uno spot realizzato per Natale da Greenpeace si ritrova, improvvisamente, nella camera da letto di una bambina. La scimmia comincia a saltellare tra vari prodotti che si trovano nella stanza e che utilizzano tutti i bambini: il cioccolato che sta sul tavolo, una boccietta di shampoo. La “proprietaria” della stanza prova ad allontanare l’orango; non riuscendoci si siede ad ascoltare quello che ha da dirle Rang-tan. La piccola cerca di capire la ragioni per cui il piccolo orango è finito, dal nulla, nella stanza. 

La scimmietta comincia a raccontare che la foresta pluviale in cui viveva è stata distrutta per consentire la coltivazione degli alberi di olio di palma usati nella cosmesi e nell’industria alimentare, prodotti che la bambina e che tutti noi usiamo e mangiamo tutti i giorni. Dopo aver ascoltato la storia di Rang-tan, la ragazzina si commuove e scrive “il futuro non è stato ancora scritto“. A questo punto partono una serie di scritte in sovraimpressione tra cui una che ci informa che al giorno muoiono 25 orango per colpa dell’espansione continua della produzione dell’olio di palma. 

Lo spot è stato realizzato in Gran Bretagna. Nella pubblicità, la voce narrante è di Emma Thompson: ciò non è bastato però ad evitare il divieto di trasmissione deciso dall’ente che, nel Regno Unito, regola la pubblicità. E’ stato infatti ritenuto uno spot troppo “politico” e per questo è stato bandito dalle tv britanniche.

L’olio di palma. 

Al di là del meccanismo oscuro che ha imposto il blocco dello spot, da ormai diversi anni si dibatte sull’olio di palma. Fa male alla salute umana, è la prima domanda che sorge. Su questo tema non c’è un accordo, nemmeno dal punto di vista scientifico. Tutti sono invece più o meno concordi sulla sua insostenibilità e sull’esistenza di prodotti alternativi che possono aiutare a salvare Rang-tan e i suoi simili.

L’olio di palma è un olio vegetale commestibile che proviene dal frutto delle palme da olio. Gli alberi sono originari dell’Africa occidentale. Nel sud-est asiatico è finito circa 100 anni fa come pianta ornamentale. Ora è diventato l’olio vegetale più utilizzato al mondo, con circa 66 milioni di tonnellate prodotte ogni anno. 

Quest’olio è presente in migliaia di prodotti alimentari ed anche in diversi prodotti per la pulizia e la cosmesi. La sua commercializzazione come olio commestibile è avvenuta in Malesia nel 1917: oggi, oltre la Malesia, anche l’Indonesia ne produce tantissimo. I due paesi insieme rappresentano l’85% dell’offerta mondiale. Secondo quanto dichiara il Wwf però, anche altri 42 paesi lo producono.

La pianta è incredibilmente efficente, dato che produce più olio vegetale di qualsiasi altra pianta equivalente. Da qui la sua rapida crescita esponenziale. L’olio di palma rifornisce ora il 35% delle richieste mondiali di olio vegetale ed è piantato su poco meno del dieci per cento del terreni destinati, in tutto il mondo, alle colture oleaginose. È versatile, inodore e incolore e ha un alto punto di fusione che permette ai prodotti di mantenere una consistenza croccante.

L’olio di palma rende la cioccolata lucida e il gelato liscio. Viene usato nel pane industriale per renderlo morbido, rende i cereali croccanti e viene utilizzato nei cibi spalmabili. Viene inoltre utilizzato nei prodotti cotti e surgelati, nei rossetti e nei trucchi in quanto insapore e difficile da sciogliere. Come sapone aiuta a rimuovere lo sporco da pelle e cappelli. Il suo utilizzo è legato anche all’industria dei prodotti per pulire la casa ed anche nella produzione delle candele. 

Sempre il Wwf spiega che l’olio di palma è resistente all’ossidazione, conferendo in questo modo anche una maggiore durata di conservazione ai prodotti. Questi fattori spiegano il perché sia presente almeno nella metà dei prodotti che compriamo al supermercato. La sua produzione è quindi cresciuta ad un tasso spaventoso, con le piantagioni di olio di palma che attualmente coprono più di 27 milioni di ettari di superficie terrestre, un’area che corrisponde alla Nuova Zelanda. Si prevede inoltre che la sua produzione debba triplicare entro il 2050.

La diffusione dell’olio di palma è stata la prima responsabile della deforestazione in diversi habitat sparsi per il mondo. Il problema riguarda l’Indonesia e la Malesia. E qui entra in gioco Rang-tan. Vaste aree di foresta pluviale, una volta la “casa” non solo per gli oranghi ma anche per tigri, elefanti e rinoceronti, sono state infatti ripulite dagli alberi per far posto alle palme da olio.

Ora rischiano l’estinzione l’elefante pigmeo del Borneo, il rinoceronte di Sumatra e appunto gli oranghi. Si stima che 25 oranghi vengano uccisi ogni giorno: anche nella pubblicità appare in sovraimpressione la scritta che spiega il fatto che lo spot sia stato dedicato a loro.

Anche molti abitanti che vivono in queste aree stanno perdendo le loro case. Per non parlare poi delle condizioni di lavoro di chi è a contattto con le piantagioni di olio di palma e dell’impatto sui cambiamenti climatici.

L’olio di palma sostenibile.

Negli ultimi anni, molti produttori parlano di olio di palma sostenibile. Una tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile è stata costituita già nel lontano 2004 per cercare di arginare le preoccupazioni legate all’impatto della produzione di massa. Nel 2010, molti dei marchi più famosi della Gran Bretagna hanno promesso che entro il 2020 non avrebbero più acquistato olio di palma da qualsiasi fornitore coinvolto nella distruzione delle foreste. Greenpeace spiega però che la produzione responsabile è quasi impossibile. Il Wwf aggiunge che per ottenere la stessa quantità di oli alternativi, come soia o olio di cocco, occorrerebbero da quattro a dieci volte più di terra coltivabile. Questo sposterebbe il problema in altre parti del mondo. 

Quali ingredienti evitare per non comprare prodotti con l’olio di palma.

Il Daily Mail che ha realizzato un lungo articolo sull’olio di palma scrive un elenco di prodotti che appaiono nelle etichette dei prodotti che compriamo, che hanno a che fare con questo olio in forme diverse. Si tratta dell’olio vegetale, grasso vegetale, nocciolo di palma, olio di palmisti, palmato, palmitato, palmoleina, glicerile, stearato, acido stearico, elaeis guineensis, acido palmitico, stearina di palma ed altri prodotti come i gliceridi palmari idrogenati, il palmitato di etile, il palmitato di ottile. 

A seguire lo spot con Rang-tan e la bambina giudicato troppo “politico” e bannato dalle tv.