Parigi. Volevano strage allo Stade de France in mondovisione

di Mario Tafuri
Pubblicato il 15 Novembre 2015 11:20 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2015 11:44
Parigi. Volevano strage allo Stade de France in mondovisione

Parigi, Stade de France. Paura fra gli spettatori dopo la partita, quando si sa degli attentati

PARIGI – I terroristi islamici che hanno progettato gli attentati Isis a Parigi volevano la strage in diretta mondiale tv dallo Stadio di Francia. Invece i tre attentatori destinati alla missione hanno fallito per l’efficace azione delle guardie (della società privata Mcs, che ha l’appalto della security in tutti gli impianti sportivi di Parigi) all’ingresso del cancello D, che non hanno abbassato la guarda nemmeno a partita iniziata, bloccando un attentatori. Così i terroristi, una volta visto fallire il piano, si sono tolti la vita uno dopo l’altro.

Le dimensioni del grande assalto a Parigi prendono corpo 24 ore dopo, mettendo assieme pezzi di cronaca e analisi degli investigatori.

La Gazzetta dello Sport centra le dimensioni del mancato olocausto e, unico giornale in Europa, riempie la prima pagina della edizione di domenica con questo titolone:

“Volevano la strage in diretta tv”.

L’esplosione poteva essere devastante. Almeno uno dei tre kamikaze aveva il giubbotto imbottito di esplosivo e bulloni, per rendere più impressionante e sanguinoso il botto che, in mezzo a 80 mila spettatori, magari con la morte in diretta tv del presidente della Repubblica francese François Hollande, avrebbe scosso in mondo. Gli oltre 80 morti del Bataclan, tutti i morti degli attentati Isis di Parigi, oltre 120 sicuro ma ormai si parla di oltre 150, sarebbero diventati molti di più, centinaia, se il progetto terrorista fosse andato in porto.

Invece gli è andata male. Tutto ha iniziato a andare storto per i terroristi quando le guardie, che perquisivano tutti agli ingressi, hanno bloccato uno dei tre del commando, in possesso di regolare biglietto, che voleva entrare nello stadio anche se in ritardo. Aveva indosso un giubbotto imbottito di esplosivo e viti. Erano passati 15 minuti dal fischio di inizio della amichevole Francia-Germania.

“Kamikaze con il biglietto in tasca”

è il titolo della Gazzetta dello Sport.

Vistosi scoperto, l’attentatore si è divincolato e si è fatto saltare in aria.

Il secondo suicidio è avvenuto 3 minuti dopo. Un secondo terrorista si è fatto saltare in aria fuori dello stadio. Probabilmente aveva visto la fine del collega o aveva comunque capito che era andata male.

Terzo suicidio poco dopo in un vicino McDonald’s. Forse il terrorista, vista la mala parata, ha deciso di raggiungere il suo paradiso ma di andarci in compagnia e ha coinvolto nella morte un ignaro cliente.

Le esplosioni, in rapida sequenza, sono avvenute durante il primo tempo di Francia-Germania. I primi due botti si sono sentiti molto bene dagli spalti e anche gli spettatori che seguivano la paritta in tv li hanno intesi, ma molti hanno pensato si trattasse di petardi dei tifosi ultra, che anche in Francia abbondano.

Dopo il primo botto c’è stata la fuga di Hollande, trascinato fuori dallo stadio.

Si dice che una delle guardie abbia registrato sul suo telefono portatile i momenti in cui il terrorista è stato fermato e il sangue e i resti di intestini sparsi sul marciapiede. Sabato mattina gli addetti alle pulizie hanno impiegato varie ore a pulire la strada.

Fabio Tonacci, giornalista di Repubblica, riporta una “fonte altamente qualificata” della Prefettura di Parigi, ma anonima, secondo la quale ci sono

“le prove che l’obiettivo fosse esattamente quello, a cominciare dai filmati delle telecamere di sorveglianza”.

Fabio Tonacci cita anche il verbale dell’interrogatorio di “un testimone chiave, l’addetto alla security del cancello D”. Il racconto che fa Tonacci è un po’ diverso nelle dinamiche da quello del Wall Street Journal su cui si basa la parte iniziale di questo articolo, ma la sostanza non cambia.

“Erano passati pochi minuti dall’inizio dell’incontro, quando si è presentato un ragazzo che ha provato a superare i tornelli con il biglietto in mano. Mi sono accorto però che aveva qualcosa di strano sotto la giacca”.

Si trattava di

“una cintura di esplosivo militare Tatp (perossido di acetone), riempita di bulloni e collegata a delle batterie con un detonatore a pulsante. Scoperto dalla vigilanza, il ragazzo corre via lungo la Avenue Jules Rimet, la strada attorno allo stadio che in quel momento, sono le 21 e 20 minuti, è semivuota. Braccato, si avvicina a un chiosco e aziona il detonatore, uccidendo l’unica persona che ha accanto: un barista portoghese di 62 anni. […]

“Dopo due minuti, alle 21.22, il sospetto si fa certezza. Un’altro botto, ancora una volta proveniente dalla Avenue Rimet. È il secondo attentatore, che si fa “brillare” di fronte alla porta chiusa del negozio Decathlon, sotto la tribuna H, ferendo almeno 25 persone. Bley Mokono all’ospedale ricorda: «Era un magrebino alto 1,70, sui 25 anni, con vestiti larghi e un mantello».

“La situazione precipita: tutta l’area sotto i settori H, G e J, varchi compresi, vengono chiusi e sgomberati dalla security, alle radioline di servizio si lancia l’allarme. La partita però non si ferma. In campo c’è anche Lassan Diarra, che gioca mentre sua cugina, Astadia Diakitè, muore in una delle sparatorie del centro. Il presidente Hollande sparisce, perché su ordine dei servizi segreti deve riparare nei locali protetti del ministero dell’Interno.

“Alla fine del primo tempo un poliziotto scende negli spogliatoi e chiama in disparte i due ct, Didier Deschamps e Joachim Löw: spiega loro sommariamente ciò che sta accadendo a Parigi, pregandoli di non dire niente ai giocatori. Per motivi di sicurezza, i tifosi devono avere l’impressione che tutto sia normale. Di normale, però, nella notte parigina del 13 novembre 2015, non c’è niente. Mentre i tre stanno parlando, alle 21.53, un’altra deflagrazione: il terzo attentatore si fa saltare a 400 metri dallo stadio, nei pressi di un McDonald’s. Altre venti persone vengono ferite.

“Chi sono, i tre uomini-bomba? L’intelligence francese è ancora nel dubbio, nonostante due passaporti ritrovati vicino ai corpi dilaniati: appartengono a un siriano di nome Ahmad Al Mohammad, classe 1990, e a un egiziano, ma non è detto che siano i documenti reali”.

Joachim Löw, l’allenatore della Germania, ha detto che aveva capito di cosa si trattava ma ha fatto continuare la squadra a giocare. La rappresentativa della Germania aveva già dovuto cambiare albergo venerdì mattina per un allarme di bombe all’hotel Molitor, a 5 selle, dove alloggiava. Dopo la partita i nazionali tedeschi hanno così deciso di restare allo stadio e di dormire negli spogliatoi su materassi d’emergenza, per poi volare a casa sabato mattina.

I calciatori francesi sono rimasti al riparo negli spogliatoi fino alle 3 del mattino.

E il panico fuori dallo stadio: