Piera Aiello (M5s): “Testimoni di giustizia come gli ebrei ad Auschwitz. Ma loro almeno venivano uccisi” VIDEO

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Luglio 2020 9:40 | Ultimo aggiornamento: 16 Luglio 2020 9:41
Bufera sulle parole della deputata M5s Piera Aiello sugli ebrei ad Auschwitz

Piera Aiello (M5s): “Testimoni di giustizia come gli ebrei ad Auschwitz. Ma loro almeno venivano uccisi”

“I testimoni e i collaboratori di giustizia vivono come se fossero in un campo di concentramento”: bufera sulle parole della deputata M5s Piera Aiello, testimone di giustizia.

“I testimoni e i collaboratori di giustizia vivono come se fossero in un campo di concentramento. Per questo motivo io sento molto vicina a me la giornata della memoria. Anche noi abbiamo il codice identificativo. Solo che gli ebrei deportati ad Auschwitz avevano la fortuna di morire. Noi invece moriamo giorno dopo giorno”, ha detto la deputata M5s Piera Aiello durante un convegno sabato 11 luglio a Ottaviano (Napoli).

Aiello, eletta nel collegio di Marsala e Trapani, è la vedova di Nicolò Atria. Nel 1991 il marito venne ucciso davanti ai suoi occhi e Aiello divenne testimone di giustizia, collaborando con le inchieste di Paolo Borsellino.

Nel 2019 è stata inserita dalla BBC nella lista delle 100 donne più influenti al mondo. 

Le scuse su Facebook

Dopo le polemiche Aiello si è scusata con un post su Facebook: “Metafora molto infelice: i collaboratori di giustizia non possono essere paragonati ai deportati di Auschwitz, ma non si strumentalizzi l’errore, si rafforzi una riflessione seria su come lo Stato maltratta chi lotta contro la mafia”, ha spiegato Aiello. 

“Ho usato una metafora molto infelice, mossa da un pathos provocato da un percorso esistenziale di profondo dolore, seppur certamente non paragonabile. L’Olocausto merita un rispetto assoluto per la memoria dell’umanità”, ha sottolineato.

“La sofferenza dei testimoni e collaboratori di giustizia non è in alcun modo comparabile a cotanto orrore, il male assoluto di un incomprensibile delirio collettivo. La mafia e la criminalità hanno una loro logica: prendono forma, si strutturano, si insinuano, si alimentano in modo perverso nei vuoti dello Stato. Quando chi collabora con la giustizia non soltanto non viene sostenuto come si dovrebbe, ma viene trascurato completamente, mal trattato, talvolta vessato, allora si viene a creare quel vuoto”.

Conclude Aiello: “Chi amplifica il mio errore sta cercando di spostare strumentalmente il piano dell’attenzione, con un attacco che finisce per essere denigratorio nei confronti della mia persona e della mia lotta. Mi dispiace osservare che possa acquisire maggiore risonanza mediatica la mia brutta metafora, piuttosto che anni ed anni di tenace trincea nella lotta civile. Difficile pensare che non ci sia una regia in quest’attacco: se non criminale, quanto meno interessata e malevola. Nei prossimi giorni, promuoverò una iniziativa in occasione della quale rivelerò la verità della dimensione cui sono costretti migliaia di cittadini, collaboratori e testimoni di giustizia, e le loro famiglie”. (Fonti: AdnKronos, Agi, YouTube)