Le notizie della settimana: la polemica di Natale, in carcere 36 anni da innocenti, comunicazione politica

Giuseppe Avico
Pubblicato il 7 Dicembre 2019 23:13 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2019 23:13
Le notizie della settimana: la polemica di Natale, in carcere 36 anni da innocenti, comunicazione politica

Le notizie della settimana: la polemica di Natale, in carcere 36 anni da innocenti, comunicazione politica

ROMA – Natale è ormai alle porte e ritornano sotto l’albero anche certe polemiche, su tutte quella del presepe, in particolare quello nelle scuole. Alla scuola elementare Marco Polo di Zerman, in provincia di Treviso, il presepe è stato vietato per rispettare i bambini stranieri; questa la decisione del preside. Da qui le polemiche. L’assessore veneto all’Istruzione Elena Donazzan spiega che questa decisione, oltre che irrispettosa nei confronti della tradizione, minaccia anche le nostre radici culturali in nome della laicità, “un segnale di sottomissione che non possiamo accettare”. La scuola, di contro, ha detto che si è trattata di “una decisone neutra, non legata alla religione”. In Piemonte l’assessore all’Istruzione della regione, Elena Chiorino, esorta i dirigenti scolastici a fare il presepe e le recite di Natale “per non privare i nostri ragazzi dell’atmosfera e della magia del Natale”. L’assessore Chiorino poi ha dichiarato: “Per quelli che vengono da altre realtà, è un’occasione per conoscere usi e costumi italiani, questo per favorire una più concreta e armoniosa integrazione culturale e sociale”. Una proposta, la sua, che però ha provocato non poche polemiche. Per la sottosegretaria all’Istruzione Lucia Azzolina, si tratta di “una vera e propria invasione di campo che danneggia l’autonomia scolastica”. Insomma, ad ogni proposta corrisponde una presa di posizione, di conseguenza si innesca la polemica. Questo è uno dei flash del notiziario video settimanale di Giuseppe Avico. Tre minuti di informazione di ogni genere raccontata e con didascalie.

Nel video poi si parla di un caso giudiziario che ha dell’incredibile. È il caso di tre ragazzi arrestati nel 1983 nel Maryland, Stati Uniti, all’età di 16 anni, con l’accusa di aver ucciso un altro ragazzo a colpi di pistola. Ora, 36 anni dopo, quei tre ragazzi sono diventati uomini, fatti e cresciuti in prigione pur essendo innocenti. L’accusa di omicidio, quello del 1983, è ricaduta su un altro ragazzo ucciso in una sparatoria nel 2002. Il caso è stato riaperto grazie ad uno dei tre ragazzi, che ha scritto una lettera alle autorità dopo aver ottenuto i documenti con i racconti di qualche testimone. Gli stessi testimoni che avevano identificato il killer ma che erano stati ignorati. I ragazzi poi sono usciti di galera solo dopo che le autorità, riesaminando il caso, hanno riscontrato degli errori nelle indagini. Giustizia è fatta? Direi proprio di no. Si tratta di un errore giudiziario incredibile, imperdonabile. E sei quei ragazzi fossero stati condannati a morte?

Infine nel video si parla di comunicazione politica, o meglio di comunicazione tra il sistema politico e i cittadini, sorvolando per il momento i mass media. Siamo in campagna elettorale? In questo Paese sempre. Ma come è cambiata la comunicazione in questi anni? Moltissimo, e se pensiamo ai social… Prendiamo per esempio Matteo Salvini, il re indiscusso della comunicazione via internet, in campo politico ovviamente. Non stiamo qui a sindacare sulla validità del suo sistema, né tantomeno sul contenuto, a detta di molti “sloganistico”, del suo fare informazione. Pochi giorni fa la sindaca di Roma Virginia Raggi ha pubblicato un video di Salvini che parla in una diretta Facebook dal Campidoglio. Apparentemente solo il leader della Lega che parla al suo telefonino. In realtà il leader della Lega che parla ai suoi moltissimi sostenitori di Facebook. Quella che viene fuori è un’immagine anche buffa: una persona che in strada, circondata dai passanti, si mette a parlare con il telefonino. In realtà, e questo non solo in politica, la comunicazione è cambiata radicalmente e quello che un tempo ci avrebbe fatto gridare al manicomio, oggi è diventato routine. Nel bene e nel male.