15 ottobre, poliziotti contro i capi: “Volevano il morto tra di noi”

Pubblicato il 19 ottobre 2011 20:06 | Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2011 20:45

ROMA – “Ci hanno sacrificato, l’impressione è che volevano il morto tra i poliziotti”. Due agenti della Polizia di Stato parlano ai microfoni di Servizio Pubblico (il sito di Michele Santoro) e non hanno parole tenere per i propri “capi”. Secondo loro il caos del 15 ottobre a Roma poteva essere gestito “con meno incompetenza”.

I due poliziotti fanno parte del Reparto Mobile che è stato impegnato durante la manifestazione degli indignati, che sarà ricordata solo per le violenze dei cosiddetti “black bloc”.

Secondo loro l’intelligence forse sapeva “il numero approssimativo dei facinorosi che sarebbero arrivati a Roma”. Eppure avevano istruito i celerini che sarebbero scesi in strada minimizzando il pericolo: “Non ci avevano informato, ci siamo informati noi su internet o sui giornali su quello a cui andavamo incontro”

Poi l’accusa, dura, pesante: “Si pensava che il morto lo volessero (i capi) dalla parte del poliziotto. Hanno sacrificato i poliziotti che erano a San Giovanni. Gli potevano mandare in ausilio i reparti. Non mi spiego perché ci hanno fatto intervenire solo alle 18,30 se l’assedio era partito alle 16”.

I due ricordano le parole dei colleghi: “Ci hanno chiamato per dire che aveano bisogno di aiuto: “Siamo accerchiati da 3 lati, ci stanno lanciando oggetti”.

Ma gli ordini, proseguono i due, erano altri: “La Questura ci riferiva che per ordini superiori dovevamo restare dietro i mezzi. Se attaccati, dovevamo subire fino al limite della sopportazione (incolumità personale). Solo “in extrema ratio” era prevista la possibilità di uscire allo scoperto.

L’intervista integrale è stata pubblicata sul sito serviziopubblico.it insieme ad altri servizi video relativi alla manifestazione.