Rissa politica: M5S, Lega, Sel lasciano l’aula. Renzi: “Vogliono bloccare governo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2015 2:40 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2015 15:00
Riforme: rissa costituzionale Pd-Sel, insulti, deputati in piedi sui banchi

Roberto Giachetti (Lapresse)

ROMA – Dopo la rissa notturna in Aula, rissa politica. M5S, Lega e Sel lasciano l’aula della Camera mentre si discute del ddl sulle riforme. E Renzi: “Vogliono bloccare il governo”.

“Il Pd ha detto di no alle nostre richieste di esaminare a marzo la proposta di modifica sul referendum propositivo a quorum zero. Alla ripresa della seduta diremo che non parteciperemo ai voti sulle riforme, resteranno pochi di noi solo a discutere i nostri emendamenti. Se le votino da soli, è uno smacco per la democrazia”. Questa la posizione espressa dai Cinque Stelle ma anche Sel e Lega sono della stessa opinione.

L’opposizione fa ostruzionismo, Renzi cerca di compattare il Pd ora che ne ha massimo bisogno. “Abbiamo cercato una mediazione in tutte le sedi. Ora siamo ad un bivio”, ha detto il premier ai deputati dem aggiungendo che sulle riforme le opposizioni stanno giocando la “partita politica della legislatura” più che occuparsi del “merito”.

Prima l’accordo sfiorato tra M5s e Pd, poi la bagarre in aula e infine la rissa costituzionale a sinistra, con scazzottata tra deputati di Sel e di Pd. E’ quanto avvenuto alla Camera nel corso della seduta notturna dedicata alle riforme. Seconda nottata di caos dopo l’approvazione della seduta fiume decisa mercoledì sera dalla maggioranza. E il giorno dopo, il Movimento 5 Stelle annuncia: “Al momento del voto usciremo dall’aula, le riforme se le votano da sole”. Anche Lega Nord e Sel rimarranno fuori dall’Aula.

Quando sono ripresi i lavori inaspettatamente Riccardo Fraccaro ha lanciato la mediazione che avrebbe permesso di superare l’ostruzionismo di M5s: accantonare l’articolo 15 del ddl, riguardante il referendum, e votarlo a marzo, assieme al voto finale sul testo. La proposta ha ricevuto un sostanziale “niet” dal capogruppo del Pd Roberto Speranza, il quale ha ricordato sia la contrarietà del Pd all’emendamento di M5s di un referendum senza quorum, sia la contrarietà ad un “ricatto” al Parlamento. Benché sul merito del referendum senza quorum nessun gruppo sia d’accordo, comprese le opposizioni, queste hanno invitato il Pd ad accettare l’idea dell’accantonamento.

La seduta si stava svolgendo ordinariamente alla presenza di una schiera di commessi presenti in aula, visti i boatos di una occupazione da parte di M5s. I grillini hanno invece inscenato improvvisamente una bagarre, gridando ritmicamente in aula “onestà, onestà“, e battendo i faldoni degli emendamenti sui banchi, impedendo così il prosieguo del dibattito e delle votazioni.

A quel punto il vicepresidente Roberto Giachetti ha espulso uno dopo l’altro ben cinque deputati Pentastellati. Giachetti ha perso la pazienza definendo “inaccettabile” il comportamento di M5s: “Neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare”. In questo clima, come una scintilla, è scoppiata una rissa ma in un settore inaspettato, cioè tra i banchi di Sel e Pd, con deputati in piedi sui banchi e urla indicibili (“pezzo di m…”).

Dopo l’inevitabile sospensione dell’aula, alla ripresa il relatore Emanuele Fiano ha accolto la mediazione di M5s, dicendosi d’accordo sull’accantonamento dell’articolo 15, Ma era troppo tardi: Fraccaro ha replicato definendo “una presa in giro” l’apertura di Fiano. A notte inoltrata, all’1,30 è arrivato anche il premier Matteo Renzi, visti i mal di pancia all’interno del Pd. La minoranza ha chiesto per venerdì una assemblea del gruppo per esprimere il “malumore” sul “pantano” in cui è finita la riforma.

VIDEO – Rissa costituzionale tra Pd e Sel