L’agonia di Saidou, il clandestino morto nella caserma dei carabinieri: il video

Pubblicato il 9 Novembre 2011 12:42 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2011 20:15

MILANO – Saidou Gadiaga è un uomo senegalese morto il 12 dicembre del 2010 per un attacco d’asma, dopo essere stato rinchiuso nella cella della caserma del comando provinciale di piazza Tebaldo Brusato.

Saidou era stato arrestato in quanto il suo permesso di soggiorno era scaduto. In queste ore si riparla del suo caso dopo che Radio Onda d’Urto, ha pubblicato sul suo sito internet un video che mostra gli ultimi minuti di vita di Saidou. L’emittente bresciana scrive nel sito: “Radio onda d’urto, CTV, l’Associazione Diritti per tutti, il sito senegalese di informazione xelmi.org hanno deciso, con il consenso dei familiari, di pubblicare integralmente il video contenente le immagini dell’agonia e degli ultimi minuti di vita di Saidou Gadiaga, detto Elhadji”.

“Questa scelta, – continua il comunicato dell’emittente –  consapevoli della drammaticità e della sofferenza che questa visione provoca, è stata fatta auspicando che, come accaduto nei casi di Federico Aldrovrandi e Stefano Cucchi, questo doloroso passaggio possa contribuire a ricostruire la verità sulla morte del nostro fratello senegalese e ad ottenere giustizia”.

Gadiaga, da anni in Italia, era stato arrestato per la legge Bossi-Fini in quanto il suo permesso di soggiorno era scaduto perchè aveva perso il lavoro. Due settimane dopo l’Italia avrebbe recepito la normativa europea sui rimpatri forzati e il 36enne senegalese, che soffriva di asma cronica, non sarebbe finito in cella.

Gadiaga aveva mostrato il certificato ai carabinieri: in cella aveva il Ventolin, lo spray che si usa per le crisi acute. Era stato fermato alle 15.30 di venerdì 10 dicembre, arrestato alle 15.30 di sabato 11 e portato in cella. Secondo i carabinieri alle 7.40 di domenica aveva chiesto di andare in bagno, alle 7.48 aveva chiesto aiuto, alle 7.49 era partita la richiesta al 118, l’ambulanza era arrivata alle 7.55 ed era ripartita per il Civile, alle 8.15 l’arrivo in ospedale e alle 8.41 il decesso.

Malgrado due settimane fa la Procura abbia chiesto l’archiviazione del caso, dichiarando che non ci sono responsabili per la morte di Gadiaga, in queste ore ci sono state diverse reazioni politiche. L’Idv ha presentato un’interrogazione al ministro della Difesa La Russa che “deve fare chiarezza sulla morte del trentasettenne Saidou Gadiaga e verificare le eventuali responsabilità della mancata assistenza medica al detenuto senegalese”.

ll portavoce dell’Italia dei Valori Leoluca orlando ha aggiunto: “Non è tollerabile che si lasci morire così un essere umano fra atroci sofferenze”.

Il ministero ha risposto spiegando che “sull’evento che vede coinvolto Saidou Gadiaga c’è già una interrogazione parlamentare attribuita al ministero, diverso dal nostro, competente per la risposta. In attesa che l’azione della magistratura faccia il suo corso, e ricordando che anche in altre occasioni l’Arma dei carabinieri è risultata del tutto estranea ad accuse di questo genere, si esprime all’Arma la sincera solidarietà del ministero della Difesa”.

Il problema nasce sulla tempistica del salvataggio e della successiva morte dell’uomo: tra la versione dei carabinieri e quella degli altri detenuti in cella, ci sono infatti delle discordanze: per questa ragione, anche il consolato del Senegal ha chiesto che venga fatta chiarezza. L’avvocato Manlio Vicini e i familiari dell’uomo hanno sollecitato nuove indagini che diano più peso ad un testimone rinchiuso quella notte nella cella a fianco.

A seguire il video con gli ultimi minuti di vita di Elhadji, sconsigliato ad un pubblico sensibile: