Bondage, Soter Mulé a “Storie Maledette”. In studio anche l’avvocato Buttazzo

Pubblicato il 23 Gennaio 2012 11:24 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2012 14:16
Soter Mulé

Soter Mulé durante l'intervista

ROMA – “Avevo compreso la mia natura, la natura di quello che desideravo. Che non era fare del male a qualcuno, che non era mettere qualcuno in una situazione né difficile, né di inferiorità, ma quella di vivere con più naturalezza la natura umana”: Soter Mulé, l’ingegnere romano protagonista di un gioco erotico che la notte del 9 settembre 2011 causò la morte della giovane studentessa Paola Caputo, parla a Franca Leosini in occasione della puntata speciale di Storie Maledette, andata in onda sabato 21 gennaio alle 23:55 su Raitre. In studio era presente anche l’avvocato di Mulé, Antonio Buttazzo.

Mulé conosceva da tempo Paola Caputo, studentessa lecchese di 24 anni, e la sua amica romana anche lei protagonista del gioco erotico fatale. Sarebbe stata proprio l’amica romana, dipendente di una società di servizi che gestisce la reception dell’Enav, a suggerire il garage per i loro giochi: Un locale seminterrato a Settebagni, nello stesso edificio in cui ci sono l’Agenzia delle Entrate Roma 3 e la sede dell’Enav.

Un locale “molto appropriato”, secondo Mulé, per sperimentare con le due ragazze la grande passione dell’ingegnere, lo shibari: una pratica sessuale messa in atto “senza sensi di colpa,con naturalezza”, sottolinea Mulé. Una pratica che prevedeva di restare appesi nel vuoto grazie ad una corda, coordinando perfettamente ogni movimento.

franca leosini

Franca Leosini

Ma quella corda che legava i corpi di Paola e Federica, che facevano l’una da contrappeso per l’altra con il proprio corpo, ha stretto troppo il collo di Paola, che si è sentita male. Ha perso i sensi e si è accasciata al suolo. Dopo poco è morta per asfissia da soffocamento. Federica finì in ospedale. Mulé, il giorno dopo, venne accusato di omicidio volontario con dolo eventuale e lesioni colpose nei confronti dell’altra ragazza.

In carcere Mulé è rimasto due giorni. Poi, grazie ai suoi avvocati, è riuscito ad ottenere i domiciliari: le ragazze, infatti, erano consenzienti. Revocati i domiciliari per decorrenza dei termini della custodia preventiva, Mulè è tornato a casa. Ma non ha ritrovato la pace: “Ho perso il lavoro, non esco più di casa, non voglio vedere nessuno. Lo considero di secondaria importanza rispetto a quello che è successo a Paola. Continuo ad avere… non riesco a capacitarmi, continuo a non capire, continuo a non capire come è successo” (per il video dell’intervista a Mulé clicca qui).

Durante la puntata è stato intervistato anche Davide La Greca,  insegnante di Bondage, esperto di cultura fetish che in questa intervista di qulache mese fa spiega cosa sia il bondage e quali rischi si corrono: