Tatuaggi con i numeri dei sopravvissuti dell’Olocausto: polemiche in Israele

Pubblicato il 8 Marzo 2013 - 17:18 OLTRE 6 MESI FA
I numeri tatuati sul braccio

I numeri tatuati sul braccio

ROMA – Un’agenzia pubblicitaria israeliana vuole commemorare l’Olocausto distribuendo dei cartoncini con i tatuaggi temporanei che replicano i numeri incisi sulla pelle dei sopravvissuti ai campi di concentramento.

In Israele, il giorno della Memoria cade quest’anno il 7 aprile. Lo scopo della società Baumann-Ber-Rivnay, affiliata locale della Saatchi & Saatchi, è quello di usare le organizzazioni giovanili per diffondere le card alle cerimonie pubbliche in tutto il Paese. Ogni biglietto ha anche stampato un codice a barre da scannerizzare con il telefonino o il computer: grazie a questo codice, si arriva ad un sito Internet in cui è registrata una testimonianza video dell’uomo o della donna che ha tatuato lo stesso numero.

La campagna, nata con intenti educativi da un’azienda che però ha lo scopo di fare del profitto, ha il sostegno delle organizzazioni che aiutano gli scampati allo sterminio e assicura che verrà portati avanti con cautela, senza urtare la sensibilità. In Israele però, l’iniziativa ha scatenato comunque un mare di polemiche.

Yizhaq Kashti, un sopravvissuto e vicepresidente del centro Massuah per gli studi sull’Olocausto,  ha criticato il progetto: “Quei numeri erano umilianti e simboleggiano il piano di trattare gli essere umani come bestie. Non devono essere riprodotti o perpetuati. E’ un orrore che ci è stato imposto. Bisogna rafforzare il legame tra le nuove generazioni e la memoria della Shoah, ma non così”.

La storia la racconta Davide Frattini nel suo blog “Dispacci” accessibile dal sito del Corriere della Sera:

“Allison Kaplan Sommer riconosce sul giornale Haaretz che il progetto potrebbe aiutare i ragazzi israeliani a riaccendere l’interesse per cerimonie che anno dopo anno potrebbero averli spinti in una sorta di “affaticamento da compassione”. Ma si chiede: ‘Vale il rischio di riaprire le ferite anche in un solo sopravvissuto?(…)”.

“L’idea dell’agenzia pubblicitaria viene dal documentario ‘Numbered’  e dal reportage del fotografo Uriel Sinai: i sopravvissuti raccontano che cosa abbiano significato per loro quei numeri e vengono ritratti assieme ai loro discendenti che hanno scelto di tatuarseli. Dopo che Eli è tornata a casa con 157622 sull’avambraccio, la mamma e il fratello hanno deciso di imitarla subito, lo zio un mese dopo”.

I due video citati nel pezzo del Corriere della Sera sono visibili qui di seguito: