True Corporation: lo spot del bimbo thailandese che ha commosso il web

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2013 17:14 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2013 19:19
True Corporation: lo spot del bimbo thailandese che ha commosso il web

True Corporation: lo spot del bimbo thailandese che ha commosso il web

ROMA – Lo spot che ha commosso il web è della compagnia True Corporation, la Telecom thailandese, che proprio come la Telecom italiana ha puntato su una campagna pubblicitaria che facesse leva sui buoni sentimenti. E ha fatto centro, con un video che, nonostante duri tre minuti (tempo lunghissimo nel mondo sincopato dell’advertising), è diventato “virale”, con milioni di persone che lo hanno condiviso su internet.

Lo spot racconta la storia di un bambino che ruba al mercato le medicine per la mamma ammalata e viene inseguito e schiaffeggiato dalla farmacista. Ma a graziarlo arriva il fruttivendolo, che paga il conto delle medicine e regala al bimbo una zuppa di verdure. Trent’anni dopo l’uomo finisce in ospedale dopo un malore e si ritrova a letto, accudito dalla figlia preoccupata per il padre e per il costo elevato delle cure. Preoccupazione che sparisce dopo la lettura di un biglietto, in cui il bambino, nel frattempo diventato medico, avverte che si occuperà lui delle cure: “Il conto è stato saldato trent’anni fa, con tre scatole di analgesici e una zuppa di verdure”.

Scrive Elvira Serra sul Corriere della Sera:

“Sul semplice piano della comunicazione sono state fatte due cose. «È stata raccontata una storia, come negli anni Sessanta faceva Carosello, ma oggi si chiama storytelling», spiega il pubblicitario Lorenzo Marini. E poi il racconto, volutamente lungo, per distinguersi dalla «scossa elettrica» dei concorrenti che si affrontano a colpi di tariffe e messaggi rapidissimi. «L’obiettivo è stabilire un rapporto emotivo con la marca, rispondere al bisogno di bontà e buoni sentimenti che è alla base della lezione di Obama». Il limite, per gli addetti ai lavori, è che finisci per non ricordarti più qual è il prodotto. Ma il vantaggio è che poi pensi solo a quanto è bravo quel marchio, non ti importa più se e quanto sia buono, come ha fatto di recente la Guinness nello spot di una partita di basket in carrozzina in cui soltanto un ragazzo non poteva davvero camminare mentre gli altri erano suoi amici, in sedia a rotelle per il piacere di giocare con lui.

Non è finita. La storiella thailandese si basa su un concetto che non è del tutto estraneo all’economia. Mostra che la solidarietà ha un’andata e un ritorno e che un gesto fatto in un certo momento può essere compensato a distanza. «Viene toccata una serie di valori come il dono, la solidarietà, il bene comune, la convivenza, che in qualche modo pensiamo di avere perso credendoci peggiori di quello che siamo», aggiunge l’antropologo Marco Aime. Perché il mercato utilitarista nel quale siamo immersi ci induce a riconoscere il dono solo in un pacchetto con il nastrino rosso, mentre ogni giorno facciamo e riceviamo piccoli semplici doni, dal caffè offerto a un collega alla fila alle Poste scampata grazie a un amico. […] Un altro slogan, stesso messaggio: «Siate egoisti, fate del bene!», avverte la campagna dell’Opera San Francesco per i poveri”.