YOUTUBE Trump a Dayton dopo sparatoria, proteste: “Non sei il benvenuto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Agosto 2019 19:38 | Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2019 19:38
Proteste contro Trump a Dayton

Proteste contr oTrump a Dayton

WASHINGTON – Il presidente americano Donald Trump è arrivato con la first lady Melania a Dayton, in Ohio, dove nel weekend, a poche ore dalla sparatoria di El Paso, si è consumata un’altra strage in cui sono rimaste uccise 9 persone.

Il tycoon è stato accolto anche dalle proteste di parte della popolazione. Centinaia di persone in strada hano urlato slogan come “Dump Trump”, scarica Trump, o “You’re not welcome”, non sei il benvenuto. Su alcuni cartelli la scritta “Do something”, fai qualcosa, o “Save our guy”, salva i nostri ragazzi, o ancora “Flip the Senate”, rivolta il Senato, dove la maggioranza dei repubblicani è contraria a una vera stretta sulle armi da fuoco (in fondo all’articolo il video).

Fucili assassini, cresce il fronte del divieto

Intanto però, tra l’opinione pubblica e tra i democratici cresce il fronte del divieto almeno verso le armi automatiche. Si tratterebbe di vietare la vendita ai civili dei fucili d’assalto, le micidiali armi semiautomatiche come l’AK-47 o l’AR-15 protagoniste della gran parte delle stragi in America.

Come dopo ogni sparatoria di massa si leva infatti alta la voce di molti per un bando federale che comprenda anche i cosiddetti “supercaricatori” in grado di immagazzinare decine di proiettili. Una misura considerata da molti di buon senso e che limiterebbe i danni di molti degli incidenti. Ci riuscì Bill Clinton nel 1994, sostenuto da tre ex presidenti (Gerald Ford, Jimmy Carter e Ronald Reagan) dopo un paio di tragedie che lasciarono il segno: ma la legge spirò nel 2004 per una clausola voluta con forza dalla potentissima lobby dei costruttori e dei proprietari di armi.

Da allora ogni altro tentativo è stato vano. Fallito anche il tentativo di Barack Obama che ci provò dopo la strage più dolorosa, quella in cui rimasero uccisi 20 bambini della Sandy Hook Elementary School di Newtown. La svolta dunque finora è stata resa impossibile da un Congresso – accusa chi invoca la stretta – ostaggio di quella Nra (National Rifle Association) che da sempre esercita una enorme influenza bipartisan e si oppone con tutte le forze a una misura che toglierebbe dalle strade delle città armi ideate per i campi di battaglia.

Ora a chiedere il divieto, dopo le tragedie di El Paso e di Dayton costate la vita a 31 persone, sono molti democratici, e tra loro quasi tutti i candidati alla Casa Bianca per il 2020, da Joe Biden a Pete Buttigieg.

Anche alcuni repubblicani si dicono pronti a sfidare le resistenze della loro parte. Ma il grido più alto si leva da buona parte dell’opinione pubblica stanca di tante stragi e che chiede alla politica di agire una volta per tutte.

Il presidente Donald Trump però frena: “Convincerò il Congresso a prendere delle misure”, ha affermato partendo per Dayton ed El Paso, ma sottolineando come sul bando dei fucili d’assalto non ci sia il consenso necessario. Quel consenso che invece, a suo dire, sta maturando per un rafforzamento dei controlli su chi vuole comprare armi da fuoco, quei background check per verificare se gli acquirenti abbiano precedenti penali o siano affetti da disturbi mentali.

Prende quota anche l’ipotesi di una “red-flag law” a livello federale: si tratta di norme, già adottate in varia misura in 17 stati Usa, che permettono alle autorità e alle forze dell’ordine di sequestrare armi a persone giudicate a vario titolo pericolose da un magistrato. Se il Congresso dovesse passare una norma simile – è già pronto un testo da presentare alla Camera – sarebbe la misura più severa contro le armi da 20 anni a questa parte. Allo studio anche pene più severe per chi possiede armi illegalmente e più fondi per le iniziative volte ad affrontare il problema della disabilità mentale. 

Fonte: Ansa, Youtube