Video Pakkiano: donna rischia la lapidazione, salvata da t-shirt “Sono vergine”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 luglio 2014 18:14 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2014 18:14
Video Pakkiano: donna rischia la lapidazione, salvata da t-shirt "Sono vergine"

Video Pakkiano: donna rischia la lapidazione, salvata da t-shirt “Sono vergine”

TREVISO – L’azienda si chiama Pakkiano, lo spot pare esserlo, dicono le polemiche che sono seguite alla sua diffusione. Nel filmato si vede una donna con il chador, il velo nero integrale islamico, che sta per essere lapidata. Ad un certo momento arriva un uomo di corsa che dice ai lapidatori di fermarsi. “Perché?”, gli domandano. “Perché quella donna veste Pakkiano”, è la risposta. A quel punto tutti gli uomini che avrebbero dovuto lapidarla lasciano cadere a terra i sassi e la donna si toglie il chador e si rivela una bionda in shorts e maglietta con scritta “Sono ancora vergine”. E tutti iniziano a ballare.

Pakkiano è il marchio di abbigliamento di Motta di Livenza (Treviso) fondato dal creativo milanese Stefano Cigana, e noto per aver fatto parlare di sé in passato con magliette come quella con l’immagine di Felice Maniero, boss della Mala del Brenta, e la scritta “Fasso rapine”. Maglietta mai messa in vendita perché fermata dallo stesso Maniero, che l’aveva poco apprezzata.

Nello spot di adesso, il cui titolo è “Salvata da morte certa”, ci sono anche comparse musulmane che abitano nella provincia di Treviso. La polemica che ha provocato è tanta. Ma Cigana si difende spiegando a Libero Quotidiano che

“Chi fa polemica non sono tanto i musulmani, anche perché prima di realizzare lo spot mi ero confrontato con molti immigrati di seconda e terza generazione, tutti d’accordo che non c’era niente di male. Tanto per dirle, l’imam di Treviso si è solo permesso di dire che non deve essere utilizzata la religione per produrre spot, ma per ora ha fatto una critica tranquilla, con dei toni pure abbastanza pacati. Noi non siamo una banda di criminali. Qua c’è gente che lavora diciassette ore al giorno, sa? Non siamo qui a giocare. Abbiamo voluto mandare un messaggio forte e dissacrante”.