VIDEO YouTube – Catania, così venivano truccate le partite: “Stiamo lavorando sul treno delle 15…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 giugno 2015 16:27 | Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2015 16:27
Una delle telefonate intercettate tra Nino Pulvirenti e il “suo” ds Daniele Delli Carri

Una delle telefonate intercettate tra Nino Pulvirenti e il “suo” ds Daniele Delli Carri

ROMA – L’accusa è pesante: comprarsi cinque partite di fine campionato per far salvare il Catania. Per questo sono stati arrestati il presidente dei siciliani, Antonino Pulvirenti, il suo vice Pablo Cosentino e l’ex direttore sportivo del Catania Daniele Delli Carri. Le cinque partite incriminate sono: Varese-Catania, del 2 aprile 2015, terminata con il risultato di 0-3; Catania-Trapani dell’11 aprile 2015 terminata 4-1; Latina-Catania del 19 aprile 2015 1-2; Catania-Ternana del 24 aprile 2015 terminata 2-0; e Catania-Livorno del 2 maggio terminata 1-1. Accertamenti sono in corso anche su Catania-Avellino del 19 marzo 2015 terminata 1-0.

Secondo l’accusa, Antonio Pulvirenti nelle intercettazioni veniva indicato come “il magistrato”, “l’udienza” o “la causa” era invece il modo in cui veniva indicato al telefono l’incontro da truccare grazie “al treno”, vale a dire il calciatore che si sarebbe prestato alla truffa. Dalle intercettazioni dell’inchiesta della Polizia che ha portato agli arresti dei dirigenti del Catania, emerge il linguaggio utilizzato dagli indagati per parlare delle partite da comprare. Un linguaggio studiato nei minimi dettagli secondo l’accusa, tanto che Pulvirenti e gli altri, quando dovevano discutere tra loro del prezzo per corrompere i calciatori, usavano la formula “tariffa o parcella dell’avvocato”, mentre per indicare il numero di maglia del giocatore che era stato agganciato usavano la frase “l’orario del treno o il binario”.

“Estraneo alle accuse contestate e certo di potere dimostrare la totale estraneità ai fatti”. È la posizione del presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, che attraverso il suo avvocato, il professor Giovanni Grasso, esprime “massima fiducia nella magistratura”.

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